Seicento sindaci da tutta Italia hanno preso parte, a Milano, alla marcia di solidarietà per Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto e oggi sotto scorta per le ripetute minacce antisemite. Seicento amministratori che da piazza dei Mercanti sono arrivati fino in piazza della Scala, davanti al municipio, dove hanno incontrato la senatrice a vita, l’unica ad aver preso la parola sul palco. L’hanno deciso i promotori dell’evento: il primo cittadino di Milano, Beppe Sala, e quello di Pesaro, Matteo Ricci. Al corteo, tra gli altri, hanno preso parte la sindaca di Torino, Chiara Appendino, di Palermo Leoluca Orlando, di Bologna, Virginio Merola, di Bari, Antonio Decaro, di Parma, Federico Pizzarotti, e di Bergamo, Giorgio Gori. Dietro allo striscione giallo con la scritta “L’odio non ha futuro” c’era anche Stefano Locatelli, sindaco di Chiuduno (Bergamo) e responsabile enti locali della Lega.

Per la prima volta a Milano una manifestazione ha attraversato la Galleria Vittorio Emanuele II, con un colpo d’occhio unico, con i 600 sindaci in fascia tricolore che hanno abbracciato idealmente e fisicamente la senatrice a vita, che si è unita alla marcia tra gli applausi della folla che a più riprese ha scandito il nome ‘Liliana’. Poco dopo molti hanno intonato Bella Ciao. E Sala ha mandato un messaggio ai “fomentatori dell’odio: siamo pronti a tornare in piazza se questo clima non cambierà”. E ha sottolineato come in Italia esiste “un rischio razzismo, per questo siamo scesi in piazza”.

Per volontà dei sindaci l’unica a prendere la parola al termine della marcia, dal palco montato in piazza della Scala, è stata proprio la senatrice. “Siamo qui per parlare di amore e non di odio – ha detto – lasciamo l’odio agli anonimi della tastiera”. Parlando della sua instancabile opera di testimonianza nelle scuole, la senatrice ha detto che i giovani sono le “future candele della memoria” e a loro guarda “con speranza“. Ma i sindaci che si sono riuniti oggi in piazza per lei “per gridare basta odio” oggi li ha visti un po’ come suoi “figli in fascia tricolore”. E proprio a loro ha lasciato questo messaggio: “Avete una missione difficile, il vostro impegno è decisivo per la trasmissione della memoria. Cancelliamo le parole odio e indifferenza e abbracciamoci in una catena umana di amore”.

“Ringrazio il mio amico sindaco di Milano Giuseppe Sala e il mio amico sindaco di Pesaro Matteo Ricci – ha detto Segre -, il presidente dell’Anci Antonio Decaro e tutti i seicento, forse mille sindaci che hanno voluto essere qui a rappresentare non un partito, ma un sentimento civico condiviso da amministrazioni di diverso colore politico, uniti oggi in questa alleanza trasversale. Grazie. Voi sindaci, con la vostra carica – ha proseguito – avete una missione molto difficile e apprezzo molto che abbiate voluto lasciare per qualche ora i vostri compiti per questa stupenda occasione: il vostro impegno può essere decisivo per la memoria. Nell’Italia degli 8 mila Comuni c’è un giacimento straordinario di storia che può essere tramandata alla comunità. Una storia che resta relegata a musei, istituti, vie, pietre di inciampo. Sta alla sensibilità delle amministrazioni comunali fare in modo che questo giacimento non venga abbandonato. Fare sì che quelle fredde lastre di pietra dei trasformino in occasioni antiretoriche per rinnovare un patto tra generazioni”.

Infine ha aggiunto: “Stasera non c’è indifferenza, ma c’è un’atmosfera di festa, cancelliamo tutti le parole odio e indifferenza e abbracciamoci in un catena umana che trovi empatia e amore nel profondo del nostro essere”. Da oggi anche Liliana Segre ha una fascia tricolore, quella che le è stata donata dall’Anci e dal suo presidente Antonio De Caro a nome di tutti i Comuni italiani al termine della manifestazione. Poi l’Inno d’Italia cantato da tutta la piazza e in primis dalla senatrice sul palco ha concluso la marcia.

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