Un flash mob, con tanto di maschere bianche, fischietti e striscioni, è stato organizzato dai precari di Anpal Servizi riuniti nel sindacato Clap (Camere del Lavoro autonomo e precario), di fronte alla sede di Roma per protestare contro l’azienda che opera sotto il controllo dell’Agenzia nazionale delle politiche attive per la promozione dell’occupazione. Ovvero, la stessa che, con uno stanziamento di 270 milioni di euro nel triennio 2019–2021, deve occuparsi di assistere chi riceve il reddito di cittadinanza nella ricerca di un impiego.
Il motivo della protesta? Da settimane i precari denunciano come l’azienda si rifiuti di voler trattare anche con loro la vertenza riguardo la stabilizzazione, tutto mentre tenta di chiudere invece un accordo con i sindacati confederali. Un’intesa, denunciano, in base alla quale “almeno 250 precari perderanno il lavoro nel 2020. Tutto questo nonostante la Legge 128/2019, strappata attraverso una mobilitazione durata oltre un anno, preveda la stabilizzazione di tutti i precari, nessuno escluso”, hanno spiegato. Per questo motivo hanno organizzato un’azione simbolica di fronte alla sede nazionale: “La maggioranza di governo era stata chiara con l’articolo approvato nel decreto Imprese: basta con il paradosso dei precari che ricollocano i disoccupati. Oggi però l’azienda disattende la legge. Chiediamo alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di farsi da garante della nostra stabilizzazione, così come previsto dalla norma”. Ma non solo: “Denunciamo l’ennesimo comportamento anti sindacale da parte dell’azienda che organizza tavoli con i sindacati confederali, ma non con le Clap, che invece è l’organizzazione più rappresentativa”.
I precari hanno così protestato contro la mancata convocazione inscenando un blocco dell’ingresso dell’azienda. “La norma di legge viene disattesa dal presidente di Anpal servizi, Domenico Parisi, che invece vorrebbe chiudere un accordo che preveda l’inserimento di sole 400 persone su 654″. Una soluzione che, avvertono i precari, non è considerata soddisfacente. Per questo l’appello è rivolto al ministro del Lavoro: “Catalfo riconvochi il tavolo al suo Ministero come garanzia per la nostra stabilizzazione”.

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