“Non sono responsabile della morte di questa ragazza, chiedo perdono e scusa alla madre e alla famiglia e rispetto il loro dolore”. Yussef Salia, uno dei quattro imputati nel processo che si celebra per la morte di Desirée Mariottini, la 16enne stuprata e uccisa da un mix di droghe, ha detto di essere estraneo ai fatti e ha annunciato di voler ritirare la denuncia presentata contro i genitori della vittima per omessa vigilanza. Nell’aula bunker di Rebibbia a Roma è iniziato il processo per Salia, Alinno Chima, Mamadou Gara e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, i quattro in uno stabile fatiscente del quartiere San Lorenzo avrebbero abusato a turno della ragazza dopo averle fatto assumere un mix di droghe. Tra le prove portate in giudizio dagli inquirenti ci sono le tracce di Dna trovate dagli investigatori sul corpo della ragazza. Contro di loro anche alcuni testimoni che si trovavano all’interno dell’edificio di via dei Lucani quando è morta Desirée che avevano confermato di aver provato a chiamare l’ambulanza per soccorrerla, ma che gli era stato impedito dagli indagati. Dall’altra parte, durante l’udienza, la difesa di uno degli imputati, Mamadou Gara, ha sollevato un’eccezione denunciando l’assenza di un interprete durante l’incidente probatorio che si è svolto nell’udienza preliminare dello scorso 8 ottobre e chiedendo quindi la nullità degli atti svolti in quella sede.

“Quando la mamma di Desirée si è accorta del disagio in cui versava la ragazza si è subito attivata e si è rivolta al Sert, ovvero il servizio per le tossicodipendenze”, precisano gli avvocati Maria Teresa Ciotti e Claudia Sorrenti, legali della mamma e della zia al termine dell’udienza. “È dura per la mamma stare nella stessa aula con gli imputati, il processo sarà lungo e ogni udienza sarà una ferita lacerante per lei e per i nonni. Si fanno forza e aspettano giustizia“, concludono i legali facendo riferimento alla presenza nell’aula bunker di Rebibbia della mamme e dei famigliari della 16enne. Per il processo, Comune di Roma, Regione Lazio si sono costituiti parti civili. Così come il Telefono Rosa. La prossima udienza è fissata per il 15 gennaio.

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