Sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità “è meglio chiudere adesso. L’intesa sul nuovo trattato è dello scorso giugno: restano da discutere alcune questioni subordinate“. Lo ha spiegato un alto funzionario Ue, in vista dell’Eurogruppo del 4 dicembre. A Bruxelles non c’è alcuna intenzione di riaprire il pacchetto della riforma del Mes, anche perché il compromesso politico tra i Paesi è già stato trovato, dopo molti mesi di trattative. E, se venisse riaperto su richiesta dell’Italia, si aprirebbe la strada anche alle richieste degli altri Paesi. Ciò non toglie, riferisce l’agenzia Ansa, che un breve rinvio di uno o due mesi possa essere accordato. Un rinvio lungo di una riforma già sostanzialmente chiusa, invece, sarebbe considerato un passo indietro.

Attualmente resta aperta soltanto la discussione tecnica su dove inserire gli allegati della riforma del Mes, ovvero se all’interno del Trattato stesso oppure come allegato, che avrebbe un valore legale leggermente inferiore e quindi, come sostengono i francesi, potrebbe essere foriero di controversie legali.

Nel pacchetto di dicembre che sarà discusso dai ministri dell’Economia dell’Eurozona, oltre alla riforma del Mes c’è comunque anche il completamento dell’Unione bancaria su cui l’Italia punta a chiedere garanzie. Il piano di lavoro messo sul tavolo, al momento, somiglia molto alla proposta tedesca fatta dal ministro dell’Economia Olaf Scholz. E comprende, oltre allo schema comune di assicurazione sui depositi, anche una diversa valutazione del rischio dei titoli sovrani detenuti dalle banche, punto a cui l’Italia si oppone da sempre. “Una modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato nella regolamentazione bancaria sarebbe essa sì una prospettiva fortemente negativa e il governo italiano la contrasterà con la massima determinazione”, ha detto infatti il premier Giuseppe Conte in Aula al Senato riferendo sul Mes.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Nella faccenda del Mes a mio avviso emergono problemi di legalità, logica e democrazia

prev
Articolo Successivo

Commissione Ue, Juncker passa il testimone a von der Leyen e scherza sulla campanella del presidente: “Non serve a niente”

next