“Capisco i magistrati che hanno criticato la sentenza della Corte Costituzionale sui permessi premio ai boss mafiosi anche in assenza di collaborazione con la Giustizia, perché il rischio di far uscire boss condannati per stragi e omicidi, che non hanno rescisso i loro legami con la criminalità, esiste. Quello che occorre è un’organizzazione molto forte e risorse. Lo Stato si deve dotare di forze necessarie affinché i permessi ai mafiosi o a coloro i quali siano stati condannati all’ergastolo non finiscano per costituire un vulnus per la sicurezza del nostro Paese. Servirebbe un monitoraggio continuo per queste persone affinché una volta fuori, non riorganizzino il clan”. Così il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho intervenuto a Napoli ad un convegno sull’ergastolo ostativo.

L’argomento è tornato di attualità dopo la sentenza di ottobre della Corte Costituzionale che ha definito incostituzionale l’art. 4 bis comma 1 dell’Ordinamento Penitenziario che vieta il riconoscimento di permessi premio e altri benefici a boss mafiosi o condannati per stragi e omicidi che non collaborano con la giustizia. “La Corte Costituzionale – spiega il procuratore generale della Corte di Appello di Napoli Luigi Riello – non ha disconosciuto la peculiarità del fenomeno mafioso, ma ha stabilito che non è razionale non concedere permessi ai mafiosi che non collaborano, ma bisogna giudicare considerando anche altre circostanze (come la condotta in carcere)”. Condotta che però sia per il Riello che per il Procuratore Nazionale Antimafia De Raho, non può essere sufficiente per stabilire una effettiva dissociazione dal mondo mafioso, anche perché è risaputo che i boss in carcere assumano comportamenti impeccabili. Inoltre si lascia ai giudici di sorveglianza la decisione, caso per caso, di concedere permessi premio, il che potrebbe esporli a minacce di vario tipo. “Nel momento in cui si lascia al giudice una più ampia discrezionalità – dice il Pg Riello – il rischio esiste”.

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