Volevano dare un colpo di spugna per sanare le nomine dei direttori generali a rischio per mancanza dei necessari requisiti, ma non ce l’hanno fatta. Dopo la dura presa di posizione delle opposizioni, la Giunta sardo-leghista di Christian Solinas è stata costretta a ritirare la norma intrusa all’interno del documento di variazione di bilancio 2019, con cui si intendeva aggirare silenziosamente la stringente normativa che regola l’accesso del personale all’interno della Regione. La maggioranza ha annunciato la resa incondizionata pur di riuscire a presentare il ddl in aula entro l’ultima data utile il 29 novembre, per evitare il blocco della spesa e la confluenza dei fondi nel disavanzo regionale. Ora la norma sarà riproposta all’interno di uno specifico disegno di legge, seguendo il classico iter in commissione e in Aula, dove potrà avvenire un’adeguata discussione. “Prendiamo atto del ravvedimento della maggioranza, ma non abbassiamo la guardia. Questa immobile legislatura è riuscita a produrre sinora ben pochi atti e per giunta in parte illegittimi” ha detto il capogruppo dei Progressisti in Consiglio Regionale Francesco Agus, promotore di un’interrogazione nei giorni scorsi in cui si denunciava la presenza della norma “salva-abusi” e la scarsa trasparenza sui curricula degli ultimi direttori generali nominati dall’amministrazione regionale: l’avvocato Silvia Curto, neo direttore generale della Regione vicinissima a Solinas, precedentemente al servizio nello studio legale di fiducia del Presidente.

E poi il sardista Antonio Belloi, nominato a capo della Protezione Civile regionale anche grazie ad un brillante curriculum da “vigile del fuoco volontario” e direttore del gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco di Nuoro conquistato in virtù dei prestigiosi trascorsi da campione di sollevamento pesi. Nomine che rientrano a pieno titolo nella quota del 20% di “esterni” in capo alla Giunta. Ma che singolarmente sono state assegnate per soli sei mesi, con scadenza 31 dicembre 2019, anziché per i 5 anni di mandato previsti per legge. La Giunta non ha mai chiarito i motivi di questa scelta, né ha fornito prova dell’effettivo possesso dei requisiti da parte dei direttori prescelti, non rispondendo alle ripetute interrogazioni delle opposizioni, che però pochi giorni fa si erano viste sottoporre fra le pieghe dell’ultimo testo di variazione di bilancio un emendamento alquanto singolare, ribattezzato subito “salva-nomine”. In pratica, per aggirare le disposizioni vigenti si è tentato di introdurre un’ “interpretazione autentica” che se approvata avrebbe stravolto il significato della norma e dilatato a dismisura le maglie dei requisiti di accesso agli incarichi.

Ai sensi dell’articolo 29 della legge regionale n. 31 del 1998 “Disciplina del personale regionale e dell’organizzazione degli uffici della regione” infatti, è possibile attribuire le funzioni di direttore generale anche ai laureati estranei all’Amministrazione regionale o agli enti, “purché abbiano svolto per un quinquennio funzioni dirigenziali in organismi ed enti pubblici o privati o in aziende pubbliche o private”. Se fosse passata la proposta della maggioranza invece sarebbe bastato semplicemente “aver conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria o postuniversitaria”, oppure avere “concrete esperienze di lavoro”, anche presso amministrazioni statali, “in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato”. In buona sostanza, chiunque o quasi avrebbe potuto ambire a diventare un alto dirigente regionale: sarebbe bastato un buon curriculum universitario, oppure un’ esperienza da funzionario semplice, o ancora una carriera da docente, da ricercatore o da magistrato, o infine da avvocato. “Una norma che se approvata sarebbe intervenuta in modo irrituale nella selezione dei dirigenti regionali, nonché un’ incauta ammissione di colpevolezza” , stigmatizzano le opposizioni dinnanzi alle ripetute polemiche che hanno travolto la Presidenza Solinas in merito alle scelte dei ruoli dirigenziali, fino al dietrofront delle ultime ore.

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