Non solo Taranto. Nel passato di ArcelorMittal c’è un caso molto simile a quello che sta andando in onda nello stabilimento dell’ex Ilva nella città pugliese. Un precedente emblematico. Che infatti viene ricostruito dagli avvocati dei commissari Giorgio De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni nel ricorso urgente ex articolo 700 al Tribunale civile di Milano. Un durissimo atto di accusa nei confronti della multinazionale dell’acciaio, che sta cercando di perseguire l’“illegittimo intento” di sciogliere il contratto d’affitto e i cui comportamenti “sono stati programmati” per “recare il maggior possibile livello di devastante offensività”. Nelle 70 pagine del ricorso gli avvocati si spingono a ipotizzare le “vere ragioni” del modus operandi dei franco-indiani che “sono evidentemente da ascrivere” o “all’intervenuto riscontro della propria incapacità di gestire l’operazione perseguita”, un’interpretazione definita “benevola”, oppure “alla pervicace volontà di eliminare dal mercato definitivamente un proprio concorrente distruggendone l’organizzazione aziendale”.

Per i legali si tratta di un “quadro generale che non può evidentemente che dare fiato a chi, al momento del Contratto, aveva prognosticato che sarebbe rapidamente emerso che ArcelorMittal aveva stipulato il Contratto al solo fine di uccidere un proprio importante concorrente sul mercato europeo“. Quindi la ricostruizione di De Nova, Castellani e Annoni si spinge a duemila chilometri di distanza dalla Puglia, verso nord est: in Romania. “Una situazione – scrivono riferendosi alla questione Ilva – purtroppo non nuova per ArcelorMittal: la vicenda, infatti, spiace dirlo, sta assumendo un inquietante parallelismo con la strategia che ArcelorMittal ha posto in essere alcuni anni fa rispetto a quello che avrebbe dovuto essere il rilancio del centro siderurgico di Hunedoara in Romania“. Nella città nel cuore della Transilvania abitano oggi settantamila persone: negli anni ’90 più di ventimila lavoravano alla Ispat Siderurgica Sa, aperta nel 1884 e poi diventata l’azienda di Stato nella Romania comunista di Nicolae Ceaușescu. “Il centro siderurgico di Hunedoara è stato per lungo tempo uno dei più importanti complessi industriali della Romania, una vera e propria città industriale da novantamila abitanti, di cui più di ventimila impiegati, a vario titolo, nel complesso siderurgico”, ricostruiscono i commissari.

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni duemila, però, la Romania comincia a privatizzare le aziende statali: e nella terra del conte Dracula arriva Mittal. “L’acquisto del centro siderurgico da parte di ArcelorMittal avvenuto nel 2003 nell’ambito delle privatizzazioni del Paese, per il suo perfezionamento comportò all’inizio un drastico ridimensionamento del personale e la dismissione di ampia parte del complesso industriale che l’odierna Resistente presentò come finalizzato ad un pieno rilancio del centro siderurgico: ma le cose sono andate ben diversamente”, continua il ricorso al tribunale di Milano, al quale sono allegati alcuni articoli di stampa sulla Taranto di Romania.

“Successivamente all’acquisizione del 2003, ArcelorMittal ha posto in essere una progressiva cancellazione del centro siderurgico, procedendo gradualmente al licenziamento di due terzi del personale rimanente, sceso nel 2011 a meno di 700 dipendenti”. A spiegare come era maturato l’acquisto della Ispat Siderurgica da parte della multinazionale franco indiana è Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano: per le elezioni politiche britanniche del 2001 il magnate stacca un assegno da 125mila sterline al Partito laburista. Poi chiede l’appoggio dell’allora premier Tony Blair per acquistare l’industria siderurgica di Stato della Romania. Cosa fa Blair? Prende carta e penna e scrive a Bucarest suggerendo che la vendita a Mittal potrebbe aiutare la Romania a entrare nell’Unione Europea. Detto e fatto: nel 2003 Mittal arriva in Transilvania, quattro anni dopo Bucarest entra in Ue.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Raffaele Mincione, la guerra per Carige e gli incroci con Gallazzi e col Vaticano: storia del raider partito da Pomezia/3

prev
Articolo Successivo

Caso Astaldi, il Tribunale di Roma revoca l’incarico di commissario a Stefano Ambrosini (indagato per corruzione)

next