Alle 13.20, finalmente, l’idrometro collocato a Punta della Salute, di fronte a Piazza San Marco, comincia a scendere. L’acqua, che ha raggiunto la massima a 150 centimetri, inizia a rifluire lentamente verso il mare. Due centimetri. Poi un altro centimetro. E Venezia tira un sospiro di sollievo. O per meglio dire, l’ultimo rantolo. Perché la settimana di passione che si è appena conclusa l’ha messa in ginocchio e verrà ricordata a lungo dagli abitanti e dal mondo che ha assistito, praticamente in diretta, grazie ai social, all’agonia di una città che, mai come questa volta, si è scoperta fragile e indifesa. Un record dal 1872, visto che si sono registrati, per la prima volta da allora, tre superamenti in un anno di quota 140 centimetri. Soltanto che ora è avvenuto nell’arco di sei giorni. E gli sforamenti sono stati quattro.

Cominciamo dall’ultimo giorno, domenica 17 novembre. Al mattino il Centro Maree aveva modificato leggermente le previsioni, lasciando oscillare il livello massimo, per le 13, tra i 155 e i 160 centimetri. Infatti, la marea notturna era arrivata (alle 4.20) a quota 106 centimetri, un po’ meno dei 110 previsti, come effetto della modifica delle condizioni di pressione e di vento. Però ha cominciato a preoccupare lo scirocco, la vera causa che determina flussi e riflussi dal mare alla laguna e viceversa. Ed ecco che lo stato di allerta, proprio a causa di un rinforzo del vento, si è spostato in una fascia oraria di tre ore, dalle 11 alle 14.

Così, inesorabile, il livello ha ripreso a crescere. Alle 10.50 ha raggiunto i 128 centimetri. E da lì è partito il metronomo della congiunzione tra luna e vento: in media 3 centimetri in più ad ogni rilevazione di 10 minuti. Alle 11 ecco i 131 centimetri. Alle 11.10 siamo a 134. Alle 11.20 i centimetri sono 137. Poi un leggero rallentamento, visto che in mezz’ora la crescita è stata di soli due centimetri. Ma a mezzogiorno si è raggiunta quota 141 centimetri. Alle 12.20 si arriva a 144 centimetri. A questo punto la massima è stata spostata alle 13.30. Alle 13.00 si raggiungono i 149 centimetri. Alle 13.10 il metro e mezzo. Il punto più alto di giornata.

Quasi una settimana fa, il via a un’altalena angosciante era stato dato a quota 127 martedì 12 novembre alle 10.20. Alla sera, con un innalzamento repentino, si era arrivati (alle 22.50) a quota 187 centimetri, la seconda alta marea di sempre, dopo i 194 centimetri del 1966. Ma il giorno dopo, mercoledì 13 alle 9.30, ecco la seconda punta: 144 centimetri. Giovedì ha portato un po’ di tregua. Ma venerdì 15 alle 11.40 ecco ancora una piena da record, con 154 centimetri. Ancora tregua al sabato, poi il nuovo allarme rosso per domenica. Anche perchè ha continuato a piovere dalla sera precedente. E i fiumi scaricano in Adriatico quantità idriche impressionanti. Ad esempio, dal mattino veri temporali sul Trevigiano, che hanno fatto ingrossare il Piave a una portata di 1150 metri cubi al secondo, oltre la soglia di allarme fissata a 1000 metri cubi. Si sono segnalati allagamenti, soprattutto delle aree golenali. Sotto osservazione anche il Livenza.

Il risultato, a Venezia, è stato visibile con acqua fino alla coscia in piazza San Marco e allagamento di quasi tutta la città. “Abbiamo una situazione meteo bloccata da una decina di giorni: l’anticiclone delle Azzorre a ovest del Portogallo e un analogo anticiclone sui Balcani” – ha spiegato Alvise Papa, il responsabile del Centro maree, che in questo periodo è stato il vero custode e interprete dei dati sulle maree, veicolati alle autorità e alla popolazione, per consentire che ognuno di adottare le contromisure. “La situazione di stallo ha forzato l’arrivo ad alta velocità di aria polare e di Scirocco nel Mediterraneo. È una vera e propria anomalia soprattutto per la durata ed è questa la causa dei nostri guai. La marea astronomica sta diminuendo con il cambiamento di fase e per la prossima settimana ci attendiamo una tregua anche del meteo”. Lo scirocco ha soffiato forte su tutta la costa dalmata fino a Lussino. Attorno alla mezzanotte aveva raggiunto le coste del Friuli Venezia Giulia, facendo gonfiare l’Adriatico.

Vigili del fuoco in piena attività, con quasi 800 interventi in meno di una settimana. Il Comune ha messo in campo dal mattino circa 300 volontari della Protezione civile, dislocati tra la città e la laguna, nei punti più sensibili. Una quarantina solo a Pellestrina, dove la situazione è più difficile, a causa delle case a pianterreno e alla mancanza di pompe adeguate. E’ lì che martedì si sono verificati i due decessi, un pensionato fulminato mentre cercava di mettere in funzione una pompa, e un anziano per cause naturali, in casa. A San Marco ci si è preparati come si dovesse combattere una guerra di trincea. In Basilica sono state sospese le messe delle 10.30 e delle 12. Martedì la cripta era completamente allagata con un livello di un metro e 10 centimetri. Per questo sacchi di sabbia sono stati posizionati a protezione del lato debole della Basilica di San Marco, quello retrostante che dà sul canale. E’ da lì che durante la settimana è entrata l’acqua che ha violato la cripta impermeabilizzata che finora non aveva risentito delle acque alte. I danni al patrimonio artistico cominciano a manifestarsi. Ad esempio il distacco di un antico mosaico sul pavimento di San Marco. Il Patriarcato ha calcolato che su 120 chiese esistenti a Venezia, circa 60 hanno subito danni da queste acque alte. La soprintendente Emanuela Carpani ha stimato: “Per una prima pulitura e desalinizzazione, con la messa in sicurezza, il costo è mediamente di 60mila euro a chiesa”. Più di tre milioni e mezzo di euro, solo per cominciare. Degli 85 campanili, poi, una quindicina sono osservati speciali, per verificarne la sicurezza. E’ per questo che la stima complessiva dei danni vicina al miliardo di euro, ipotizzata dal sindaco Luigi Brugnaro, è molto vicina al vero.

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