La seconda vicepresidente del Senato, membro del partito di opposizione Unidad Democratica (Ud), Jeanine Anez, è stata nominata presidente ad interim della Bolivia, dopo la fuga in Messico del dimissionario Evo Morales, dopo le accuse di brogli durante le ultime elezioni presidenziali. A sceglierla sono stati i suoi compagni di partito in Parlamento e di altre formazioni d’opposizione. Una nomina che il leader del Movimento per il Socialismo ha definito un golpe, anche perché avvenuta in mancanza del quorum sia alla Camera che al Senato a causa dell’assenza dei parlamentari del partito di maggioranza dell’ex presidente che rappresentano i due terzi delle camere.

Nel suo primo discorso dopo la nomina, Anez ha dichiarato: “Mi impegno ad assumere tutte le iniziative necessarie per pacificare il Paese”. Il popolo boliviano, ha proseguito, “è testimone dei nostri sforzi, necessari per canalizzare la presenza dei parlamentari delle tre forze politiche rappresentate. Tuttavia, i parlamentari del Mas hanno fatto sapere che non sarebbero venuti”. Ha poi sottolineato: “Tutti sappiamo che il presidente e il vicepresidente hanno presentato la loro rinuncia abbandonando il Paese, ricevendo asilo in Messico, cosa che costituisce un abbandono delle loro funzioni“. Ma la Costituzione boliviana, sostengono giuristi locali, prevede che affinché la rinuncia delle massime cariche dello Stato diventi effettiva le lettere di dimissioni debbano essere approvate dai due rami del Parlamento.

Mentre il governo brasiliano e l’oppositore venezuelano alla presidenza Maduro, Juan Guaidò, si affrettano a riconoscere come legittima la nomina di Anez, Evo Morales l’ha definita “una autoproclamazione” che costituisce “il golpe più subdolo e nefasto della storia”. Dall’esilio in Messico, Morales ha detto che si tratta di “una senatrice di destra golpista” che “si autoproclama presidente del Senato e presidente ad interim della Repubblica senza quorum legislativo, circondata da un gruppo di complici e protetta da Forze armate e polizia che reprimono il popolo”. Il capo dello Stato dimissionario ha poi sottolineato che “questa autoproclamazione infrange gli art.161, 169 e 410 della Costituzione che determinano l’approvazione o il rigetto della rinuncia presidenziale, la successione costituzionale sulle presidenze di Senato e Camera dei Deputati, e la supremazia della Costituzione politica dello Stato”.

La nomina presidenziale di Anez rischia di far crescere ulteriormente la tensione nel Paese tra gruppi d’opposizione e sostenitori di Morales, tanto che il Dipartimento di Stato americano ha portato l’allerta relativa ai viaggi nel Paese a livello 4, ossia divieto di viaggiare in Bolivia, ordinando anche alle famiglie dei dipendenti governativi di tornare negli States.

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