Per la quarta volta in quattro anni, la Spagna torna al voto in cerca di quella stabilità politica invocata dai leader dei principali partiti che, però, nell’ultimo anno hanno dimostrato di non essere in grado di creare un’alleanza di governo che garantisca la maggioranza parlamentare e, quindi, la governabilità. I 37 milioni di aventi diritto si recheranno alle urne dalle 9 alle 20 di domenica nel tentativo di smentire le previsioni dei sondaggi che preannunciano una nuova situazione di stallo, con il Partito Socialista di Pedro Sanchez ancora prima formazione non in grado, però, di trovare l’accordo con Podemos e altre forze per arrivare alla soglia dei 176 seggi necessari a governare con una maggioranza. Intanto, il partito filofranchista Vox aumenta i propri consensi e punta ad affermarsi come terza forza del panorama politico spagnolo. Una crescita che, scrive El Pais, “fa saltare i nervi ai grandi partiti”.

“Oggi votiamo per rafforzare la democrazia. Da domani lavoriamo al governo”, ha dichiarato il capo del governo invitando gli spagnoli a recarsi alle urne e a esprimere una preferenza netta per il Psoe, nel tentativo di dar vita a un governo di sinistra. Ma alle 18, roportano i media spagnoli, l’affluenza era del 56,86%, equivalente a un calo di quasi 4 punti percentuali rispetto al voto dell’aprile scorso (60,7%).

Alle domande dei giornalisti sulle possibili coalizioni, il leader del Psoe non risponde e tira dritto: “Aspettiamo che votino gli spagnoli, poi vediamo i seggi”, ha detto. L’importante, ha rimarcato, è “che gli spagnoli vadano a votare, che si rafforzi la democrazia e che a partire dalla giornata di domani si possa avere la stabilità necessaria per formare il governo e mettere la Spagna in marcia”.

Intanto, però, come successo anche dopo il voto di aprile, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, torna a tendere la mano al leader socialista che, negli ultimi mesi, ha invece deciso di tenere una posizione intransigente e poco aperta ad accordi e compromessi con il partito di sinistra: “Tendiamo la mano al partito socialista. Pensiamo che con il coraggio di Podemos e con l’esperienza del Partito Socialista si possa fare del nostro Paese un punto di riferimento per quanto riguarda le politiche sociali”, ha detto Iglesias. “Da parte nostra – ha aggiunto – lasceremo alle spalle i rimproveri“.

Appelli al voto arrivano anche dal centrodestra. “Dobbiamo provare a garantire la stabilità politica”, ha dichiarato Pablo Casado, leader del Partido Popular. È il momento per gli spagnoli di mobilitarsi e andare a votare, nonostante “molti siano stanchi, preoccupati, indecisi”, ha aggiunto Albert Rivera, alla testa del partito di centro Ciudadanos. Parlando con i giornalisti, Rivera spiega che il suo appello è rivolto in particolare “ai moderati, ai liberali, alla classe media, agli indecisi. Perché se non vanno a votare decidono altri per loro. Se il centro non si mobilita vincono gli estremi”. E infine ha aggiunto: “Questa sera dobbiamo festeggiare il fatto che la Spagna si metta in marcia. È il principale obiettivo”. La sua speranza è che si arrivi a “un governo sensato, liberale, costituzionalista. Che unisca gli spagnoli e non li divida. Bisogna accettare il risultato e da domani sedersi al tavolo per formare un governo, oppure all’opposizione per remare in quella direzione”.

Catalogna, timori per nuovi scontri
Sotto osservazione rimane la situazione catalana, dopo le violenze in seguito alle condanne del 14 ottobre per i leader indipendentisti. Decine di migliaia di persone erano scese in piazza in tutta la regione, soprattutto a Barcellona, dove gli scontri con la polizia avevano causato centinaia di feriti e decine di arresti. La durezza della protesta indipendentista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, penalizzato dall’atteggiamento ambiguo nei confronti dei manifestanti, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Con un nuovo appuntamento elettorale, è tornato così anche il timore di una nuova sommossa popolare.

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