La ricerca contro l’Hiv prosegue senza sosta. Ed è uno nuovo strumento di comprensione per i ricercatori la scoperta, per la prima volta in 19 anni, di un nuovo ceppo del virus dello stesso gruppo di quelli che stanno causando la pandemia globale. Il nuovo sottotipo, chiamato Hiv-1 gruppo M sottotipo L, è estremamente raro, ed è stato trovato dai ricercatori della multinazionale farmaceutica Abbott, che lo hanno descritto sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes (JAIDS). Dall’inizio della pandemia, ricordano gli autori dello studio, sono state infettate 75 milioni di persone, e 37,9 milioni convivono oggi con il virus. Il nuovo sottotipo è stato trovato in tre campioni, due analizzati nel 1983 e al 1990, e uno che era stato raccolto nel 2001 ma che non aveva una quantità sufficiente di virus per essere trovato con le tecniche dell’epoca. Sono due soli i pazienti, al mondo, in cui il virus è sparito: dopo essere stati sottoposti a un trapianto di midollo.

A fare la scoperta è stato il Global Viral Surveillance Program istituito dall’azienda 25 anni fa per monitorare i virus dell’Hiv e dell’epatite. “Questa scoperta ci ricorda – spiega Mary Rodgers che dirige il programma – che per riuscire a debellare la pandemia dobbiamo continuare a superare in astuzia questo virus che cambia continuamente, usando le ultime tecnologie per monitorare la sua evoluzione”. Anche se la scoperta è importante, commenta alla Cnn Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano, non è preoccupante per la popolazione. “I trattamenti correnti sono efficaci contro questo e tutti gli altri ceppi – spiega -. Questa scoperta può darci però utili indicazioni su come evolve il virus”. Un nemico che in Italia, per esempio, colpisce soprattutto i più giovani: è infatti tra i 25 e i 29 anni l’incidenza dell’infezione

L’abstract dello studio

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Fabiola Gianotti dirigerà ancora il Cern di Ginevra. Prima volta di una riconferma: “Grande onore e privilegio”

prev
Articolo Successivo

Sigarette elettroniche, “la vitamina E acetato all’origine di malattie e decessi”

next