Un taglio del 30 per cento delle tasse universitarie per i dipendenti della Regione, in servizio o in pensione che siano. E non finisce qui: pure i loro coniugi, conviventi e figli potranno godere della stessa robusta sforbiciata, persino quando il dipendente regionale ha smesso di lavorare. Fa discutere la convenzione firmata dalla Regione Abruzzo e dall’università degli studi di Teramo “per favorire la formazione del personale regionale attraverso l’iscrizione ai corsi di laurea con agevolazioni di carattere economico“. Un privilegio per di più esteso, magnanimamente, a tutta la famiglia. La convenzione avrà una durata di 5 anni.

“Questa notizia è sconvolgente – protestano Daniele Licheri, Pierluigi Iannarelli e Saverio Gileno della segreteria abruzzese di Sinistra Italiana – Marsilio anziché attivarsi per garantire il diritto allo studio elementare, medio e universitario in Abruzzo, finanziando maggiormente le borse di studio, sostenendo le università e aggiornando la legge regionale sul diritto allo studio ferma al 1978, promuove una misura elitaria rivolta unicamente ai dipendenti della Regione. Una norma inaccettabile, un beneficio ingiusto e incomprensibile che ricade sulla fiscalità generale e per questo palesemente incostituzionale”.

E l’atto d’accusa di SI rimbalza in parlamento: Nicola Fratoianni ha annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Fioramonti. “Invece che fare corposi investimenti in diritto allo studio per gli studenti, uno dei diritti più calpestati in Italia, si inventano misure da élite e per pochi eletti. In realtà forse non c’è nulla da stupirsi…questi ‘paladini del popolo’ un tanto al chilo sono gli stessi che qualche mese fa hanno ripristinato lauti rimborsi spese per assessori e governatore”, ha scritto il deputato su Facebook.

Anche le associazioni studentesche sono sul piede di guerra. Spiega a ilfattoquotidiano.it Denis Di Gennaro, coordinatore dell’Udu (Unione degli universitari) di Teramo: “Siamo impegnati da anni nella lotta alle disuguaglianze e stiamo cercando, in seguito alla bufera degli ultimi giorni, di formulare una proposta di rimodulazione dell’intera tassazione per ciò che riguarda l’ateneo teramano. I problemi in merito sono diversi, e già lo scorso anno ci siamo battuti per arrivare a una migliore distribuzione del carico sulle famiglie”. Interpellato da ilfattoquotidiano.it, Guido Quintino Liris, assessore regionale con delega al Personale, sgrava la Regione da ogni responsabilità: “L’università di Teramo, forse perché in calo di iscrizioni, sta promuovendo un’azione di ‘scouting’ su tutto il territorio regionale, proponendo convenzioni alle più importanti istituzioni locali. Dalle Asl alle Province, dalla Regione ai Comuni. Sono stati loro a farsi vivi e a profilare la convenzione. Io non l’avrei mai proposta”.

Salvatore Cimini è il referente di questo progetto per conto dell’ateneo teramano, nonché ordinario di diritto amministrativo. Il professore garantisce che non c’è nulla, formalmente, da eccepire, che esistono anche altre forme di agevolazione per merito e fascia di reddito. Anzi, rivendica con forza l’iniziativa: “A mio avviso non sussistono profili di illegittimità della convenzione, non essendo state violate né norme di legge né tanto meno norme costituzionali. Decisioni di questo tipo rientrano nell’autonomia delle università. Stipulare accordi del genere con le amministrazioni pubbliche è un’esigenza particolarmente sentita dalla nostra università, che ha corsi rivolti proprio ai dipendenti pubblici”. Insomma, diventare dottore in Abruzzo diventerà più facile (e molto meno dispendioso) solo se si hanno legami di sangue o d’amore con un dipendente pubblico? No: “L’Università di Teramo, convinta della bontà di quest’operazione – conclude Cimini – è aperta alla possibilità di stipulare convenzioni con tutti gli enti, pubblici e privati, che lo vorranno” . Bontà loro.

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