Matteo Renzi ha dichiarato guerra alle tasse verdi. Quelle contro l’inquinamento, contro la plastica, contro i tappi di bottiglia, le vaschette e il tetrapak che finiscono nei nostri mari (570mila tonnellate all’anno nel Mediterraneo) e che poi noi beviamo nell’acqua e mangiamo nei nostri cibi. Il leader di Italia Viva, fino all’altro ieri affascinato da Greta Thunberg e da giovani che riempivano le piazze per i Fridays for Future, ora si allinea a Matteo Salvini e Giorgia Meloni nel combattere due delle misure verdi inserite in manovra dal governo giallorosso: le tasse sugli imballaggi di plastica monouso e sulle auto aziendali inquinanti. “E improvvisamente la plastica, come per miracolo, non inquina più!”, commenta ironicamente su Twitter Andrea Orlando, vicesegretario del Pd. Ma contro la presa di posizione anti-ambientalista di Renzi si schierano anche due ministri del governo Conte 2: “Sono tutti ambientalisti con la plastica degli altri”, scrive il titolare per gli Affari europei, Enzo Amendola. Mentre il ministro per il Sud Peppe Provenzano ricorda: “Leggo proclami. ‘Ci batteremo contro la #plastictax’. Legittimo, ma in concreto, cosa comporterà? Comporterà che una bottiglietta d’acqua usa e getta costerà 4 centesimi in più“.

La linea è condivisa anche con i 5 stelle, tanto che nel pomeriggio è intervenuto il ministro M5s per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà: “Il governo è nato lanciando il Green New Deal, parlando di riforme che portino a inserire l’ambiente in Costituzione e ascoltando le spinte che arrivano dalle nuove generazioni. La plastic tax non deve essere messa in discussione: è un passo importante per iniziare un nuovo corso”. Così anche la ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone: “Non possiamo tirare il sasso e poi nascondere la mano. Alle parole devono seguire i fatti: il green new deal va riempito subito di contenuti e la leva fiscale va utilizzata per orientare i comportamenti verso la sostenibilità”.

Frasi che ricordano il dietrofront di Renzi. “Combatteremo sempre l’inquinamento da plastica”, diceva l’ex premier. Era il 2018 e si scagliava contro chi lo criticava per l’introduzione dei sacchetti bio nei supermercati. La plastic tax pensata in manovra ci porrebbe tra i Paesi leader in Europa nella lotta alla plastica monouso, seguendo gli esempi dei Paesi Scandinavi e della Germania. Alcuni aspetti, come introdurre l’esenzione per le plastiche riciclate, compostabili e biodegradabili, “vanno migliorati“, ha annunciato lo stesso ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Ma allo stesso tempo la tassa colpisce, ad esempio, le buste dell’insalata, le vaschette per gli alimenti in polietilene, il tetrapak del latte o i contenitori dei detersivi, il polistirolo, i tappi e le etichette di plastica.

Inquinamento e multinazionali – Sono i prodotti che da anni le associazioni ambientaliste denunciano come i più dannosi per il nostro ecosistema. L’ultimo report del Wwf racconta che nel mar Mediterraneo viene gettato ogni minuto l’equivalente di 33.800 bottigliette di plastica. Per questo la stessa Unione Europea ha dichiarato guerra alla plastica monouso che, a partire dal 2021, sarà bandita. Chi si oppone a queste misure sono lobbies e multinazionali: Coca-Cola, Danone, Nestlé e PepsiCo proprio un anno fa scrissero una lettera, che ilfattoquotidiano.it ha riportato, indirizzata ai ministri europei chiedendo un dietrofront. Il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, ha ricordato che fu sempre Renzi ad abolire la web tax contro le multinazionali online: “Ora – ha osservato – si mette qualche centesimo sulle bottigliette di plastica e questa cosa indigna qualcuno, anche se prima tutti sono scesi in piazza con Greta: la gente deve sapere che se si consuma plastica si paga un po’ di più e se si consuma vetro un po di meno”. I dati dimostrano infatti che la raccolta differenziata non basta: metà della plastica separata finisce comunque negli inceneritori e quindi, come ha spiegato il ricercatore Enzo Favoino a ilfattoquotidiano.it, l’unica soluzione è “ridurre i consumi”.

Gli effetti sulla nostra salute – Nel frattempo si conosce già l’effetto “sulla pelle” di tutti, compresi gli italiani, dell’inquinamento ambientale, compreso quello da plastica. Lo studio più noto è quello del 2012 di ricercatori italiani di neuropsichiatria infantile del policlinico di Siena (all’avanguardia in Italia) che metteva in relazione microplastiche e autismo infantile. Altre ricerche sono in corso, ma come diceva alcuni mesi fa Marco Lambertini, direttore generale del Wwf, in attesa dei risultati delle ricerche “se non vogliamo plastica nel corpo, dobbiamo fermare i milioni di tonnellate di plastica che continuano a diffondersi nella natura”. Uno studio dell’Università australiana di Newcastle ha dimostrato che ogni settimana mangiamo e beviamo 5 grammi di plastica: come una carta di credito.

“Ieri i selfie con Greta. E ora?” – “Avete postato le foto del nostro mare e dei suoi abitanti inquinati di plastica – scrive su Facebook il ministro Provenzano – Avete aperto le vostre manifestazioni di corrente con video suggestivi sull’inquinamento e gli spezzoni di Obama. Ora, avete distribuito tra i gadget pubblicitari borracce coi simboli e selfie con Greta e la sua generazione -prosegue Provenzano-. E ora, 4 o 5 centesimi per quella bottiglietta che (fino a ieri?) non volevate nelle vostre foto, valgono la vostra polemica? Valgono il vostro posizionamento? No, io credo di no. E se ci pensate un momento, non ci credete nemmeno voi”. Il ministro Provenzano prosegue: “L’imposta sulla plastica esiste in molti Paesi europei e ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Quella presente in legge di Bilancio non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale che produciamo e di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta soltanto e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni“.

Per le imprese ci sono gli incentivi ad adeguarsi – Provenzano scrive ancora: “Incentivare l’utilizzo delle brocche, delle borracce, peraltro, implica un risparmio di costi, anche per le fasce della popolazione a reddito medio-basso. Servirà molto altro, ovviamente: ciclo integrale dei rifiuti, ricerca e innovazione su packaging e imballaggi“. Anche questa è una replica indiretta a Renzi che oggi sul Messaggero e di nuovo su twitter ha detto che “anziché replicare la foto di Narni se il governo vuole dare una mano a Bonaccini, tolga le tasse sulla plastica visto che le aziende migliori del packaging si trovano in Emilia Romagna: se competono nel mondo, assumono in Emilia”. L’ex premier si dimentica di ricordare tra l’altro nell’ultima bozza della legge di bilancio è previsto anche un credito d’imposta del 10 per cento per tutto il 2020 per le spese delle imprese del settore della plastica e degli imballaggi “per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti biodegradabili e compostabili”. L’obiettivo è rafforzare e accelerare “la transizione verso un’economia circolare“. Il credito d’imposta “è riconosciuto fino a un importo massimo di 20mila euro“.

Renzi si allinea alla destra di Salvini e Meloni – Qui si inserisce di nuovo il ragionamento di Provenzano: “Compito delle istituzioni – sottolinea il ministro – è anche orientare i comportamenti sociali. Pensare a politiche ambientali senza impatto finanziario vuol dire non farle, o peggio, farne una retorica vuota. Ho visto che qualcuno dice: dobbiamo togliere argomenti alla destra. Sì, magari provando a non diventare come la destra, indifferente a ciò che si produce e si consuma, indifferente al di là delle parole vuote alle sorti del pianeta”. In queste ore proprio su questo tema Renzi si è allineato ai leader della destra. Sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni infatti hanno criticato il governo in particolare su questa misura green. “Quella sulla plastica non è una tassa per salvare l’ambiente ma per fase cassa – dice il leader della Lega – perché tassano le confezioni di biscotti, pannolini, latte per un costo di 100 euro in più a famiglia”. In realtà non è affatto detto che le aziende siano costrette ad aumentare i prezzi, mentre potrebbero essere più semplicemente a produrre meno plastica e in particolare meno plastica monouso.

Meloni: “Dal 2021 sono già bandite”. È falso – Ma sul tema, come detto, Renzi si ritrova in sintonia anche con la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Anche lei fa la lista della spesa: “Latte, acqua in bottiglia, saponi, shampoo, detersivi, verdura in busta, bibite, merendine, prodotti farmaceutici, carne e pesce confezionati e qualsiasi altro genere che contiene plastica tetrapak o polistirolo sarà tassato. Praticamente quelli che sono nati per non aumentare l’Iva l’hanno aumentata dandole un nome diverso. Che senso ha tassare oggi la plastica monouso quando sarà messa al bando in tutta la Ue dal 2021, se non quello di fare cassa sulla pelle di aziende e cittadini italiani?”. Le plastiche monouso che la direttiva Ue vieta dal 2021 riguardano però gli oggetti come piatti, posate, cannucce, palloncini e cotton-fioc. Non sono invece toccati gli imballaggi.

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