C’è chi l’ha chiamata la Xylella del Nord, la cimice asiatica, insetto alieno arrivato dall’Estremo Oriente nel 2012, sta mettendo in ginocchio l’agricoltura italiana. A essere colpita è soprattutto la frutticoltura: secondo un calcolo del Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara, solo sul comparto pere e pesche il danno è già di 356 milioni di euro, mentre si stima siano andate perse circa 486mila giornate di lavoro. Per fermare l’insetto il governo sta valutando la lotta biologica e l’utilizzo di insetti utili che lo contrastino. Nonostante sia aumentato, soprattutto in Pianura Padana, l’utilizzo di pesticidi dall’arrivo della cimice asiatica, ciò non è servito a fermarne l’avanzata. Siamo entrati nella più grande biofabbrica italiana per capire come vengano prodotti gli insetti utili. La sede di Bioplanet si trova a Cesena, lì si producono milioni di insetti l’anno. Il loro utilizzo limita la necessità di usare pesticidi per provare a salvare raccolti e posti di lavoro.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Plastica, raccolta differenziata serve a poco: metà dei rifiuti separati va in inceneritore. “Soluzioni? Meno consumi e più riuso”

next
Articolo Successivo

World Vegan Day, perché siamo tutti destinati a non mangiare più carne

next