La Camera degli Stati Uniti ha approvato le procedure per impeachment di Donald Trump. Si tratta di una risoluzione che fissa le regole per avviare la seconda fase dell’indagine, questa volta pubblica, sulla possibile messa in stato d’accusa del presidente Usa. “La più grande caccia alle streghe della storia americana“, ha twittato poco dopo Trump. Pur essendo un voto procedurale, si tratta del primo voto dell’aula sulla delicata questione che riguarda il futuro del presidente. L’obiettivo dei democratici è dimostrare che Trump ha fatto pressioni su Kiev per ottenere un’indagine contro il suo rivale Joe Biden, democratico, che era ben piazzato per affrontarlo nelle presidenziali del 2020.

Un voto storico quello della Camera, che per la terza volta si trova ad avviare formalmente una procedura di impeachment, dopo il caso di Richard Nixon per il Watergate nel 1974 e quello di Bill Clinton per il caso Lewinsky nel 1998. Quello di oggi è un voto importante anche perché di fatto anticipa quello finale, quando al termine dell’indagine la Camera sarà chiamata ad esprimersi sulla messa in stato di accusa del presidente rinviandolo eventualmente al processo in Senato. La risoluzione è passata con 232 voti favorevoli e 196 contrari. Due deputati democratici hanno votato contro insieme ai repubblicani, un deputato indipendente ha votato a favore con i democratici. I democratici sono Collin Peterson, eletto in Minnesota, e Jeff Van Drew, eletto in New Jersey. L’indipendente è l’ex repubblicano Justin Amash, che ha lasciato il partito in opposizione con lo stesso Trump: alla Camera ha deciso di votare insieme ai democratici.

La risoluzione autorizza la commissione intelligence di fissare le audizioni pubbliche e di produrre alla fine un rapporto sul quale dovrà pronunciarsi la commissione giustizia, decidendo se ci sono gli estremi per mettere a punto gli articoli per l’impeachment e per mandare Trump a processo nell’aula del Senato. Il testo approvato fissa anche i diritti che potrà esercitare il presidente per difendersi, con i suoi legali che potranno partecipare alle audizioni e anche richiedere dei mandati per ascoltare altri testimoni o per raccogliere altra documentazione ritenuta utile per la difesa.

“Oggi la Camera fa un passo avanti stabilendo le procedure per audizioni pubbliche condotte dalla commissione intelligence della Camera, in modo che l’opinione pubblica possa vedere i fatti da sé”, ha detto la speaker della Camera Usa, la democratica Nancy Pelosi. Era stata lei lo scorso 24 settembre, a decidere di lanciare il suo partito nel pericoloso cammino dell’impeachment, a seguito delle rivelazioni su una chiamata del 25 luglio fra Trump e il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in cui il tycoon gli chiese di indagare su Biden e sugli affari del figlio Hunter in Ucraina. I dem accusano il repubblicano di abuso di potere a fini personali. Trump , dal canto suo, ripete che la sua conversazione con Zelensky è stata “irreprensibile” e si dice preso di mira da un “colpo di Stato”.

Oltre al tweet del presidente, la Casa Bianca ha reagito define la risoluzione come “ingiusta, incostituzionale e antiamericana“. “Quella dei democratici è una folle ossessione”, dice la portavoce Stephanie Grisham, ribadendo come “il presidente non ha fatto nulla di sbagliato” e accusando Nancy Pelosi e i democratici di “colpire non il presidente ma il popolo americano”. “Con il voto di oggi, la Speaker Pelosi ed i democratici non hanno fatto altro che consacrare le inaccettabili violazioni del giusto processo in procedure della Camera – continua la dichiarazione della Casa Bianca – i democratici vogliono arrivare ad un verdetto senza dare all’amministrazione la possibilità di organizzare una difesa. Questo è ingiusto, incostituzionale e fondamentalmente non americano”. La figlia del presidente, Ivanka Trump, scomoda Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, per difendere il padre. “Circondato da nemici e spie che si appropriano e distorcono ogni parola che cade dalle mie labbra o esce dalla mia penna, e inventano quando mancano i fatti”, è la frase che la ‘first daughter’ ha twittato oggi, ripresa da una lettera di Jefferson alla figlia Martha, con riflessioni sull’atmosfera di Washington. “Alcune cose non cambiano mai, papà!”.

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