Una “piena aggregazione” alla pari che mira a trasformare il nuovo gruppo nel “leader della mobilità sostenibile” a livello mondiale. Il consiglio di amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles e il consiglio di sorveglianza di Psa Peugeot hanno concordato all’unanimità di lavorare per il matrimonio tra l’ex Fiat e il gruppo francese che ha tra i propri marchi Peugeot, Opel e Citroen. L’annuncio arriva da una nota congiunta, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, tra le perplessità del governo che chiede “continuità” e garanzie sull’occupazione in Italia, la “forte preoccupazione” di Fiom-Cgil e la soddisfazione di Confindustria.

Entrambi i consigli hanno dato mandato ai rispettivi team di portare a termine le discussioni per raggiungere nelle prossime settimane un memorandum of understanding vincolante. La fusione proposta creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di unità vendute (8,7 milioni di veicoli), con ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro, sulla base dell’aggregazione dei risultati del 2018 ed escludendo Magneti Marelli e Faurecia. La società francese – che tra suoi advisor ha Mediobanca – potrebbe decidere per lo spin off o la vendita del 46% che detiene nella società di componentistica.

L’operazione verrebbe effettuata in forma di fusione sotto una capoguppo olandese – quotata a Parigi, Milano e New York – e la struttura di governance della nuova società sarebbe bilanciata tra gli azionisti, con una maggioranza di consiglieri indipendenti: “Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da 11 membri – scrivono le società – Cinque membri del consiglio di amministrazione sarebbero nominati da Fca (incluso John Elkann in qualità di presidente) e cinque da Groupe Psa (incluso il Senior independent director e il vice presidente)”. L’undicesimo sarà Carlos Tavares, che avrà il ruolo di Chief Executive Officer, oltre che membro del consiglio di amministrazione, per un mandato iniziale di cinque anni.

Fca – il cui titolo fa segnare un +8% a Piazza Affari – e Psa – che invece sta crollando del 13% a Parigi – prevedono “sinergie annuali a breve termine stimate in circa 3,7 miliardi di euro”, il tutto, si specifica nella nota, “senza chiusure di stabilimenti”. Si prevede che l’80% delle sinergie siano raggiunte dopo 4 anni e il “costo una tantum per raggiungere tali sinergie è stimato in 2,8 miliardi di euro”. Sotto il profilo della struttura societaria, Fca e Psa hanno concordato che i rispettivi azionisti “deterrebbero il 50% del capitale del nuovo gruppo risultante dalla fusione e, pertanto, i benefici derivanti dall’aggregazione sarebbero equamente divisi”.

“Sono contento di avere l’opportunità di lavorare con Carlos e il suo team su questa aggregazione che hai potenziale per cambiare il settore. Abbiamo una lunga storia di cooperazione con Group Psa e sono convinto che, insieme a tutte le nostre persone, potremo creare una società leader nella mobilità a livello globale”, spiega l’a.d. di Fca, Mike Manley. Per Tavares, invece, “questa convergenza crea un significativo valore per tutti gli stakeholder e apre a un futuro brillante per la società risultante dalla fusione”.

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