Telefoni muti. Bocche cucite. Imbarazzo e rabbia solo sui social oppure fuori dai taccuini dei giornalisti. Il popolo grillino si risveglia nel caos all’indomani della comunicazione del sindaco di Imola, Manuela Sangiorgi che ieri sera, in piazza Matteotti, aveva chiamato a raccolta i cittadini per illustrare i progetti dell’amministrazione. Invece ha annunciato le dimissioni, lasciando attoniti i presenti e la sua giunta, colta di sorpresa. “Ho bisogno di appoggio per fare ciò che i cittadini si aspettano da me, perché mi hanno votata. Non voglio essere un burattino nelle mani del Pd. Niente mi può far cambiare idea” ha sbottato Sangiorgi, che ha gettato la spugna nel giorno della disfatta dell’alleanza Pd-M5s in Umbria. Le dimissioni della sindaca sono state ufficializzate nel pomeriggio nella seduta del Consiglio comunale. Nel suo intervento, ha ricordato i motivi che l’hanno portata a questa decisione: le divisioni nella maggioranza, una spaccatura con i vertici del M5s e il dissenso per la scelta di formare un governo con il Pd.

A Imola, effettivamente, in casa Cinque Stelle le tensioni con Sangiorgi erano all’ordine del giorno e c’è chi dice esplicitamente come la sua espulsione sia ormai vicina. Qualche sera fa, c’è stato un incontro con gli attivisti, finito male. Poi le elezioni in Umbria, che hanno dato un duro colpo a quell’asse tra Movimento e Pd al quale l’ormai ex sindaca si era opposta fin da subito. Ma l’intesa Pd-M5s in Emilia-Romagna non traballa solo a Imola. Ieri, all’indomani del flop in Umbria, il governatore Stefano Bonaccini ha ribadito che, se il M5s condivide i programmi del Pd e il suo obiettivo di non far sbarcare la Lega e la destra sovranista in Regione, il sostegno dei cinque stelle è benvenuto. L’amalgama tra le due forze politiche, però, continua a essere difficile. E soprattutto questo matrimonio combinato – con l’ipotesi di estenderlo anche a livello locale – continua a produrre scontento sia tra le fila dei pentastellati che dei dem (soprattutto degli ex renziani). In molti sui social individuano l’alleanza civica a sostegno di Vincenzo Bianconi come la vera causa del flop umbro. Oggi, in Consiglio regionale, i banchi dei consiglieri pentastellati sono vuoti. Sono tutti a Roma per la riunione con Luigi Di Maio, per tirare le somme dopo la sconfitta in Umbria: al centro della discussione, il possibile accordo col Pd in Emilia-Romagna. I telefoni degli esponenti pentastellati restano rigorosamente muti, in attesa di trovare una linea politica unitaria. Finora si sono detti contrari a un accordo con il Pd per le regionali e ad appoggiare la candidatura di Bonaccini.

A Imola, il M5s tira un sospiro di sollievo per l’uscita di scena di Sangiorgi. Il suo mandato è stato piuttosto travagliato: ha visto uscire di scena, per dimissioni o revoca dell’incarico, cinque assessori della Giunta. “Potevamo fare tutto, con una forza politica forte al Governo, con un gruppo consiliare forte che mi sosteneva e una giunta che ha lavorato tanto, ma non ci sono più le condizioni, per colpa soprattutto di pochi all’interno del Consiglio comunale che dovevano appoggiarmi”, ha detto dal palco l’ex sindaco. Fabrizio Favilli, a capo della fronda dei sei dissidenti da tempo in rotta con la Sangiorgi, le risponde su Facebook, accusandola: “I nostri assessori” a 5 Stelle “l’hanno difesa in ogni situazione, anche davanti a incongruenze macroscopiche, lei li ha umiliati davanti a tutta Imola, facendoli parlare di quello che avrebbero fatto in futuro per poi prendere la parola e dimettersi. È ora di dire con orgoglio che questa persona nulla c’entrava con noi e di ripartire dai nostri valori fondanti”. E un divorzio tra la Sangiorgi e il Movimento sembra ormai questione di ore: “Il M5s non esiste più: è morto con Casaleggio. Abbiamo visto appropriarsi di ruoli apicali persone senza né arte né parte, perdere 6 milioni di voti e far finta di niente” ha detto l’ex prima cittadina, oggi, ai microfoni di E’ Tv. “Io mi aspettavo un appoggio dal M5s nazionale – si è lamentata -, ma quando sono andata a chiedere aiuto su questioni importanti, ho avuto risposte imbarazzanti. C’è stato un muro e, in buona parte, ha contribuito Massimo Bugani. Io per 15 mesi sono stato un sindaco commissariato, quando venivo in Comune era come entrare nella foresta dei pugnali volanti”. Sangiorgi ribadisce il disaccordo con le scelte politiche che il Movimento ha fatto a livello nazionale: “Fino al giorno prima abbiamo detto di tutto al Pd, e poi ci andiamo al governo insieme? Poi abbiamo visto che bel progetto, il progetto di governo delle tasse”.

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