Se gli americani sono riusciti a uccidere il leader dell’Isis Al Baghdadi è merito dei curdi, che “hanno giocato un ruolo chiave in tutto questo, un ruolo molto importante. Nessuno dovrebbe sottovalutare quanto le Sdf siano state fondamentali in tutto questo”. Il dipartimento di Stato americano, parlando alla Cnn dell’operazione militare che ha portato alla morte del Califfo, rivela che “le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno giocato un ruolo chiave nella sua individuazione”.

A spiegare all’emittente il ruolo chiave dei curdi è Mustafa Bali, portavoce delle forze curde in Siria: le Sdf si sono servite di un loro informatore nell’Isis per localizzare il covo di Al Baghdadi. Non solo: l’informatore ha ottenuto campioni del sangue e un pezzo di biancheria intima del Califfo per conferma della sua identità prima che venisse condotto il raid. I vertici militari americani sono stati “in stretto contatto” con il comandante delle forze curde, il generale Mazloun Abdi, informato passo per passo “su tutti gli aspetti di quello che stavamo facendo”. E “lui, la sua gente e le sue fonti di intelligence hanno giocato un ruolo chiave” per il buon fine dell’operazione.

Bali ha inoltre aggiunto che le Sdf a guida curda “hanno condiviso a maggio informazioni con gli Usa sulla posizione di al-Baghdadi, localizzato a Idlib“, la regione del nordovest della Siria dove – come confermato da Donald Trump – è stato ucciso il leader dell’Isis. “Ci sono domande sul caso al-Baghdadi a cui deve rispondere la Turchia, che – ha aggiunto – ha effettuato numerosi attacchi aerei all’interno della regione del Kurdistan iracheno”. Domenica Bali aveva già accusato la Turchia “di non aver rilevato come minaccia per la sicurezza la presenza del capo dell’Isis e del portavoce” del gruppo, “a pochi chilometri dal suo confine“.

Intanto emergono altri particolari del raid: secondo quanto affermato da Mohammad Ali Sajid, il cognato di al-Baghdadi, in un’intervista trasmessa in Iraq e riportata dal New York Times, i giorni prima della morte, al-Baghdadi ha vissuto in tunnel sotterranei, attrezzati con sistemi di ventilazione e illuminazione, e pieni di libri religiosi. Precisando anche che il Califfo comunicava con flash drive e consentiva a chi lo circondava di usare cellulari. E quando voleva cambiare postazione si spostava con due pickup Toyota bianchi accompagnato da cinque uomini.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili