Il peronismo torna a guidare l’Argentina. Alberto Fernandez è il nuovo presidente al primo turno, dopo aver ottenuto oltre il 47% delle preferenze, contro il 40% dell’uscente Mauricio Macri, con una differenza di circa 1,7 milioni di voti. Una sconfitta già ammessa dallo stesso Fernandez a spoglio ancora in corso, con l’ormai ex presidente che si è felicitato con il suo successore per la vittoria e “la grande elezione fatta”. Nel quartier generale del suo movimento Cambiemos, a Buenos Aires, Macri ha annunciato di aver invitato a pranzo Fernandez alla Casa Rosada per concordare “una transizione ordinata per il benessere di tutti gli argentini” che avverrà il 10 dicembre.

La sconfitta governativa è stata accentuata dalla perdita anche del governo della provincia di Buenos Aires, dove un economista fedele a Cristina Fernandez de Kirchner, che sarà vicepresidente, ha sconfitto con il 51,98% la governatrice uscente, Maria Eugenia Vidal (36,11%). In mano all’ex esecutivo di centro-destra rimane invece il governo della capitale, con la conferma di Horacio Rodriguez Larreta che, da oggi, potrebbe lanciare la scalata al partito cercando di sfilare la leadership proprio a Macri.

Fernández ha ringraziato “tutto il popolo argentino” per aver partecipato alla giornata elettorale e ha in particolare salutato quanti vorranno costruire “un’Argentina solidale, egualitaria, che difende l’educazione pubblica, la salute, che privilegia quelli che producono, quelli che lavorano”. Parlando a migliaia di militanti nel bunker del movimento Fronte di tutti che lo ha portato alla vittoria, Fernández ha sottolineato che “l’unica cosa importante è che gli argentini smettano di soffrire una volta per tutte. Diventeremo l’Argentina che ci meritiamo – ha aggiunto – perché non è vero che siamo condannati a questa Argentina”. E ha proseguito: “Entreremo nel mondo con dignità, torneremo a costruire il Paese che sognarono i nostri uomini e donne migliori, perché ce lo meritiamo”. Infine Fernández ha confermato che oggi pranzerà alla Casa Rosada presidenziale con il presidente uscente per definire una prima road map per la transizione.

Poco dopo la chiusura dei seggi, sui social hanno cominciato a uscire anticipazioni convergenti, la maggior parte delle quali confermavano “l’ampia vittoria” di Fernandez, e con le tv all news che hanno fatto da cassa di risonanza all’ancora ufficiosa vittoria dell’opposizione. La gente è uscita di casa e si è riversata sulla Avenida Corrientes, all’altezza di Dorrego, vicino alla sede elettorale dei vincitori.

Davanti a decine di telecamere, i militanti della fazione peronista hanno scandito slogan come “Alberto, amigo, el pueblo està contigo“, “Presente, presente, Alberto presidente”, e “Hay que saltar, hay que saltar porque Mauricio no vuelve màs“.

A niente è servito lo sforzo di Macri che da fine settembre si è lanciato in una maratona di manifestazioni nelle più importanti città, scandendo lo slogan “Sì, se puede!” e promettendo per il suo nuovo mandato “benessere per tutti”, più vicino all’offerta populista che al suo modello di austerità e buon governo. Il capo dello Stato lascia il bilancio pubblico praticamente senza deficit, e un terreno positivo per l’import-export, dovuto però alla forte contrazione delle importazioni. Il Paese si ritrova però con una recessione per il 2019 del 2,7%, una netta crisi industriale, un aumento della disoccupazione e della povertà che coinvolge oltre un terzo degli argentini. E infine un’inflazione irrefrenabile (quasi il 60%) che strozza i salari e provoca una costante svalutazione del peso.

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