Dopo il primo grado anche l’appello. Sono state confermate le cinque condanne inflitte nell’aprile 2018 per la morte nel 2012 del rigger Matteo Armellini, il trentunenne schiacciato dal palco che avrebbe dovuto ospitare il concerto di Laura Pausini al PalaCalafiore di Reggio Calabria.

La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Francesca Di Landro, ha condannato per omicidio colposo e disastro colposo i cinque imputati che, secondo la procura generale, avrebbero potuto evitare l’ennesima morte bianca. Sono stati giudicati colpevoli il progettista del palco Franco Faggiotto (2 anni e 8 mesi di carcere), il coordinatore della sicurezza per l’esecuzione dei lavori Sandro Scalise (2 anni e 4 mesi), il rappresentante legale della Friends&Partners Group, Ferdinando Salzano (un anno e 6 mesi), il patron dell’Italstage, società che aveva costruito il palco, Pasquale Aumenta (1 anno e 4 mesi) e l’ex dirigente del Comune di Reggio Calabria Marcello Cammera (un anno e 4 mesi). Secondo gli inquirenti, quest’ultimo avrebbe dovuto bloccare i lavori e segnalare il rischio di un crollo. Ma questo non è avvenuto e, nonostante Matteo Armellini fosse un rigger esperto, il giovane operaio che stava montando il palco è morto quando la struttura è collassata.

Durante le indagini la madre di Matteo, Paola Armellini, ha rifiutato qualsiasi offerta di risarcimento degli imputati. Voleva giustizia e, quando i tempi del processo, soprattutto durante il dibattimento in primo grado, hanno fatto temere il rischio prescrizione la donna ha chiesto alla Procura di accelerare, ha promosso una petizione e scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il mio unico obiettivo adesso è avere giustizia” ha affermato Paola Armellini al Tg2 pochi giorni prima della decisione dei giudici: “Un genitore non dovrebbe sopravvivere alla morte di un figlio. C’è una difficoltà per tutti i lavoratori del settore. Parlo degli appalti e subappalti. Bisogna trovare i responsabili, cioè la committenza. Penso che un processo adeguato con un finale senza prescrizione può portare a un maggiore responsabilità”.

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