La vertenza Whirlpool si avvia verso lo scenario peggiore. L’azienda tira dritto e dopo l’incontro con il governo annuncia che con “rammarico”, vista la “mancata disponibilità” dell’esecutivo a discutere della cessione alla misteriosa Prs-Passive Refrigeration Solutions, chiuderà lo stabilimento di Napoli dal 1° novembre. La decisione ha provocato l’immediata reazione dei lavoratori: in 300 circa hanno bloccato per circa un’ora l’autostrada Napoli-Salerno dopo aver raggiunto in corteo la rampa di accesso. Gli operai sono usciti in strada dalla sede della fabbrica in via Argine dopo aver appreso le notizie sull’esito negativo dell’incontro a Roma tra la multinazionale e il governo.

“Posso assicurare ai lavoratori massima attenzione a seguire questa vertenza”, ha detto il premier Giuseppe Conte. “C’è la massima attenzione – ha aggiunto il premier – da parte mia, da parte del ministro Patuanelli, quindi dell’intero governo a seguire questa vertenza”. Da parte sua il titolare del ministero dello Sviluppo Economico ha parlato di “comportamenti predatori” da parte di Whirlpool: “Pensare che ci siano comportamenti predatori all’interno del tessuto produttivo italiano per noi non è accettabile, c’è un piano industriale firmato a ottobre 2018 che deve essere assolutamente rispettato”.

L’azienda viene invece definita “irresponsabile” e “arrogante” dalla leader della Fiom, Francesca Re David, che ha proclamato 2 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo, preannunciando altre mobilitazioni. Conte, ha ricordato la segretaria dei metalmeccanici della Cgil, “ha chiesto oggi con fermezza il rispetto dell’accordo del 25 ottobre 2018 e l’impegno diretto dell’azienda a Napoli”, ma Whirlpool “ha ribadito le scelte unilaterali mostrate in questi ultimi mesi”. Per la Fiom, “la totale chiusura e l’indisponibilità a cercare soluzioni coerenti con l’accordo mette di fatto a rischio la tenuta del piano industriale e il futuro di oltre 5mila lavoratori in tutta Italia”.

Duro anche il segretario della Uilm, Rocco Palombella: “Siamo pronti a ogni mobilitazione per scongiurare la chiusura mascherata da cessione dello stabilimento napoletano. L’azienda sta continuando nel suo comportamento predatorio – continua Palombella – prima prendendo milioni di euro di finanziamenti e poi mascherando la chiusura di Napoli con la cessione dello stabilimento a una start up svizzera con nessuna credibilità economica e industriale” Secondo il sindacalista, “è arrivato il momento per il governo di assumere atti concreti e, se serve, anche normativi, per dare concretezza a quanto in passato dichiarato: colpire Whirlpool se dismetterà Napoli e sostenerla se invece cambierà idea e deciderà di investire per rilanciare la produzione”.

Da parte, l’azienda ha nuovamente ribadito che anche il nuovo sostegno economico che il governo ha predisposto nel decreto sulle crisi aziendali è una misura “non risolutiva” e che “non può incidere sulla profittabilità del sito di Napoli nel lungo periodo”. Quindi la decisione: “Vista l’impossibilità di una discussione sul merito del progetto di riconversione e i mesi di incontri che non hanno portato ad alcun progresso nella negoziazione – continua la nota diffusa da Whirlpool – l’azienda, come comunicato durante la riunione a Palazzo Chigi, si trova costretta a procedere alla cessazione dell’attività produttiva, con decorrenza 1 novembre 2019″.

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