Il nastro rosa della Breast Cancer Campaign ci ricorda che ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno. Alcuni lo definiscono proprio per questo motivo il “mese rosa”, con riferimento alle donne, ma non va dimenticato che il cancro alla mammella può colpire anche gli uomini, anche se di questo non si parla. Di certo, il sentimento di vergogna che ancora troppo spesso si accompagna a questo specifica diagnosi non fa sconti a nessuno dei due sessi, ma è fuori discussione che le donne siano esponenzialmente le più colpite.

L’ennesimo nemico da combattere per tantissime donne, un nemico che questa volta si annida dentro noi stesse, lì, proprio nell’organo simbolo della nostra femminilità e della vita da nutrire: il seno. Tra tutte le iniziative calendarizzate per questo mese con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema del cancro alla mammella, quella che più di tutte mi ha colpito ha a che fare con la lotta al tumore al seno metastatico. Sono oltre 37mila le donne che, in Italia, convivono con un tumore al seno metastatico. Ogni anno 3mila donne nel nostro Paese donne scoprono di avere un tumore al seno metastatico al primo controllo diagnostico e 1500 casi di tumore al seno già diagnosticati diventano metastatici. Il 30% delle donne che si ammalano di tumore al seno non guarisce perché il tumore invade altri organi e diventa, appunto, metastatico.

Metastasi è una parola che gela, che ci rimanda a una lotta incessante perché il tumore metastatico al seno si cura, sì, ma non si guarisce: le metastasi tendono a ricomparire, la lotta ricomincia ancora, l’obiettivo è impedire la proliferazione ulteriore delle cellule tumorali in altri organi ed eliminare gli eventuali sintomi della malattia, per garantirsi una buona qualità della vita anche per molti anni.

Ecco che la lotta della donna diventa lotta per la cura, lotta per la vita, lotta per garantirsi dignità e sostegno durante la lotta stessa. Questa forza primitiva di sopravvivenza il 10 ottobre ha portato alla Camera dei deputati Europa Donna Italia (Edi), il movimento per i diritti alla prevenzione e cura del tumore, chiedendo l’istituzione della Giornata nazionale del tumore al seno metastatico il 13 ottobre di ogni anno.

Non solo la volontà di una richiesta, in realtà, ma la forza di un’azione prorompente ha animato la missione di Edi: il movimento infatti quest’anno non si è limitato a dare voce alla propria richiesta attendendo che dall’alto calassero le risposte, ma le ha dato vita direttamente attraverso quella straordinaria mobilitazione cui assisteremo domani in tantissime piazze d’Italia. Una mobilitazione promossa da decine e decine di associazioni locali aderenti al movimento, che sfocerà nei 61 appuntamenti – nati su iniziativa delle volontarie e delle pazienti di tutta Italia – ripartiti in conferenze, incontri, spettacoli, tavole rotonde e manifestazioni sportive.

Quello di Europa Donna Italia è uno straordinario esempio di cosa significhi passare dalle parole ai fatti, ed esprime uno spirito d’iniziativa tutto al femminile che non potrà lasciare indifferenti le istituzioni, nemmeno rispetto alle altre richieste avanzate dal movimento durante l’incontro del 10 ottobre alla Camera. Nello specifico: l’istituzione di un percorso di cura e assistenza specifico in tutti i Centri di senologia (la cosiddetta Breast Unit); l’attivazione di una corsia preferenziale per controlli ed esami, con tempi di attesa ridotti e una rapida consegna degli esiti; la disponibilità di tutti i diversi specialisti necessari; il supporto costante e qualificato dello psiconcologo per la paziente e per il caregiver; un’adeguata informazione sulle sperimentazioni e l’accesso agevolato ai trials clinici disponibili; infine, il rapido accertamento dell’invalidità civile e/o l’inabilità. Si tratta di un vero e proprio Manifesto a sostegno delle donne colpite da diagnosi di tumore al seno metastatico, pensato per rendere più efficace la lotta stessa.

Da più fronti le istituzioni hanno manifestato il proprio sostegno e l’impegno alla calendarizzazione entro il 2020 di un ddl per l’istituzione della Giornata nazionale. Ce lo aspettiamo, ce lo auguriamo: sia per l’importanza del tema, indubbiamente, ma anche per l’energia e lo spirito che ne ha mosso la richiesta. Un esempio di partecipazione, di coinvolgimento e lavoro in rete davvero eccezionale che ancora una volta testimonia la potenza della lotta al femminile.

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