L’indagine della procura di Milano sull’incidente ferroviario di Pioltello, in cui il 25 gennaio 2018 morirono 3 persone, colpisce l’allora direttore dell’Agenzia nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, Amedeo Gargiulo, sostituito 6 mesi dopo il deragliamento. L’accusa nei suoi confronti è di disastro ferroviario colposo e sotto inchiesta risulta anche il suo vice di allora, nonché caposettore. Per i magistrati milanesi, stando a quanto riporta l’Ansa, l’Ansf non avrebbe effettuato alcun controllo nella tratta. Così si spiegherebbe l’iscrizione di Gargiulo nel registro degli indagati. Per l’incidente – nel quale, oltre alla morte di Pierangela Tadini, Ida Maddalena Milanesi e Alessandra Pirri, rimasero ferite 50 persone – sono sotto inchiesta anche dirigenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana e Trenord.

Le indagini dei pubblici ministeri Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano, puntano sulla manutenzione di un giunto tra due sezioni di rotaia che avrebbe ceduto al passaggio del treno causando il deragliamento. Danneggiato da tempo, nelle settimane precedenti era stato in qualche modo ‘tamponato’ con l’inserimento di una traversina di legno per evitare che ‘battesse’ direttamente sul pietrisco sottostante e si rompesse prima della manutenzione che era stata già programmata. Nella relazione tecnica di parte, si parla di “un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione”.

Nel fascicolo, con al centro i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, sono indagati anche, come era già noto, 2 manager e 7 tra dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana e 2 manager di Trenord. Secondo la relazione finale dei consulenti tecnici nominati dai pm, depositata lo scorso marzo, il disastro ferroviario di Pioltello è stato causato dallo “spezzone di rotaia” di 23 centimetri che “si è fratturato”, nel cosiddetto ‘punto zero’. L’assenza dei controlli ultrasonori, scrivevano ancora, non ha consentito di monitorare la “progressione irreversibile del danneggiamento del giunto” in cattive condizioni, anzi ci sono stati “ritardi” nella “sostituzione” proprio di quest’ultimo.

La causa del deragliamento, infatti, fu “la sopraelevazione della ruota destra” del terzo vagone del convoglio dovuta alla “interposizione dello spezzone di rotaia”, quello da 23 centimetri che si staccò, “tra il binario di corsa e la ruota stessa”. E la mancata “istruzione delle richieste di sostituzione” del giunto nel ‘punto zero’ – il cui problema era noto da almeno 11 mesi – “secondo quanto le procedure Rfi imponevano” e i “ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione” ha permesso “all’irreversibile ammaloramento del giunto di procedere fino al cedimento finale”. L’inchiesta è ormai prossima alla chiusura: gli avvisi di conclusione delle indagini dovrebbero partite dalla procura nei prossimi giorni.

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