Due anni di reclusione per peculato. La Corte di appello di Bari ha ridotto di un mese le pene inflitte nei confronti di Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl di Bari, e Antonio Colella, all’epoca – nel 2008 – direttore dell’Area patrimonio della stessa Asl, con riferimento alla vicenda della cosiddetta ‘spy story’, la bonifica degli uffici dell’Asl da eventuali microspie.

È l’esito del processo di appello bis dopo che nel settembre 2018 la Cassazione aveva confermato la responsabilità penale degli imputati, annullando con rinvio la sentenza d’appello solo per la rideterminazione delle pene (da 2 anni e 1 mese), perché alcune contestazioni di falso si erano frattanto prescritte. La Cassazione, su questa vicenda, aveva anche reso definitiva la condanna a 2 anni e 3 mesi per l’investigatore privato Antonio Coscia, pagato 24mila euro per “svolgere un’attività di verifica dei sistemi informatici della Asl”, ma in realtà “la Cosentino aveva investito Coscia di altri compiti”.

Secondo i giudici, infatti, “unica finalità era quella di bonificare gli ambienti della direzione per evitare la possibilità di subire intercettazioni delle conversazioni da parte dell’autorità giudiziaria”. I falsi relativi alle delibere con cui fu autorizzato quell’incarico erano già stati dichiarati prescritti un anno fa e i giudici avevano già all’epoca confermato definitivamente le statuizioni civili di condanna in favore della Regione Puglia.

Nei confronti di Lea Cosentino, Antonio Colella e altri quattro imputati, tra i quali l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, pende in appello un altro processo su presunti appalti truccati nella sanità pugliese negli anni tra il 2008 e il 2010. In primo grado, nell’ottobre 2017, Cosentino è stata condannata alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione, Colella a 3 anni e Tarantini a 4 anni di reclusione per i reati, a vario titolo contestati, di associazione per delinquere, peculato e truffa.

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