Un’Aula di Montecitorio quasi deserta ha accolto l’ultimo passaggio del ddl di riforma costituzionale che taglia 115 senatori e 230 deputati. Al momento dell’inizio della discussione, erano presenti circa 30 parlamentari. Solo sedici gli iscritti a parlare, tanto che il dibattito è durato poco più di tre ore: l’esame del testo riprenderà martedì 8 ottobre, a partire dalle 14, con le votazioni sul testo. Per i grillini è un “momento storico” perché possono vedere realizzato uno dei loro cavalli di battaglia. Pd, Leu e Italia viva hanno confermato che si uniranno ai sì, nonostante nelle scorse tre letture si siano schierati contro: l’accordo per il Conte 2 si basava proprio su questa intesa e in contemporanea sarà presentato un accordo di maggioranza per una serie di altre riforme che garantiscano la rappresentanza nonostante la riduzione degli eletti. Il renziano Ettore Rosato ad Agorà Rai Tre , alla domanda se sia felice del via libera al provvedimento, ha risposto: “Assolutamente no. Lo voto perché è inserito in un accordo che è stato fatto da Pd e dal M5s”. Dal fronte del centrodestra, presente in Aula c’era solo Forza Italia che ha annunciato il suo voto a favore, con Laura Ravetto. Fi, aveva appoggiato la riforma nei primi due passaggi, ma in Senato a luglio si era opposta. Anche Fdi e Carroccio sembrano intenzionati a esprimersi a favore. I leghisti non hanno chiesto di parlare e all’avvio dei lavori erano tutti assenti. “Noi l’abbiamo votata tre volte, ci abbiamo sempre creduto. Vediamo se il Pd invece cambia idea”, ha detto Matteo Salvini da Trieste.

M5s, il relatore Brescia: “Atto esemplare per dare dignità alla politica”. I dubbi dell’ex sottosegretario Vacca sull’effetto “propaganda”
Per i 5 stelle si tratta di un momento fondamentale perché il ddl sul taglio dei parlamentari rappresenta uno dei cavalli di battaglia del Movimento. “Dopo decenni di promesse, la riduzione del numero dei parlamentari rimane un atto esemplare per dare dignità alla politic. Una autoriforma coerente con i sacrifici che troppo spesso sono stati richiesti se non imposti agli italiani”, ha detto nell’Aula della Camera Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali e relatore. “Tante cose sono cambiate dalla prima approvazione di questa riforma in quest’aula, abbiamo una nuova maggioranza che già in commissione su questo provvedimento ha dato prova di compattezza e serietà. Avremo forse nuove opposizioni con gruppi che, dopo aver votato tre volte sì, magari mancheranno alla prova finale, a un vero e proprio appuntamento con la storia”.

Chi ha espresso perplessità sul modo in cui è stata affrontata “una riforma epocale” è stato l’ex sottosegretario e deputato M5s Gianluca Vacca. Che però ha garantito voterà a favore del provvedimento. “Quella del taglio dei parlamentari è una modifica così delicata da non poter essere liquidata con un semplice ‘tagliamo le poltrone'”, ha scritto in un post su Facebook. “Se ne è parlato tanto in questi mesi, ma quasi sempre con argomenti retorici, di propaganda, senza affrontare i nodi più importanti” mentre “come quasi tutti i provvedimenti, ha cose buone e altre forse meno buone” e “conseguenze certe e altre invece tutte da verificare”. Quindi, ha continuato: “Proviamo a parlarne senza retorica”. A partire dalla “necessità” di ridurre il numero dei rappresentanti dei cittadini: “Una cosa è certa, dopo l’approvazione del taglio, l’Italia andrà ad occupare le ultimissime posizioni in quanto a rappresentatività democratica parlamentare (avrà in sostanza il minor numero di parlamentari in rapporto agli abitanti)”.

Pd, De Maria: “Voteremo a favore e lo faremo perché fa parte di un progetto condiviso di riforma”. Anche Leu e Iv a favore
I democratici hanno annunciato il loro voto a favore sul testo, dopo che nelle scorse tre letture erano stati contrari. “Domani, in quarta lettura, voteremo”, ha dichiarato in Aula il deputato Andrea De Maria, “la riduzione del numero dei parlamentari. Lo faremo perché questa volta il provvedimento fa parte di un progetto più complessivo di riforma, presente nel programma di governo, a partire da una nuova legge elettorale. Un programma di governo condiviso e non un contratto. Questa è la prima condizione del nostro voto favorevole di domani. Questa è la vera sfida della nuova maggioranza: promuovere insieme il programma condiviso. Anche leggendo i giornali di oggi vediamo qualche sbavatura, non certo da parte del Pd. Non è distinguendosi nella maggioranza che si fa il bene del Paese e nemmeno è quella la condizione per fra crescere nel consenso. È nel successo comune della azione di governo che faremo il bene del Paese e potremo quindi chiedere il riconoscimento dei cittadini”.

Un concetto che in mattinata aveva espresso anche il capogruppo Graziano Delrio, intervenendo a Radio 24: “Taglio dei parlamentari positivo se in un contesto di riforme che non crea squilibri. Così questa riforma rischia senza modifiche costituzionali di togliere rappresentanze a regioni e partiti, quindi crea uno squilibrio di democrazia“. A favore anche Leu: “Voteremo questa riforma non solo per la riduzione del numero dei parlamentari ma perché al contempo dovremo costruire un nuovo modello istituzionale: in questa legislatura si parli anche dei contrappesi”, ha detto nell’Aula della Camera Nico Stumpo.

Infine si è espressa anche Italia viva: “Il voto che daremo a favore di questa riforma non lo daremo a cuor leggero, ma sentiamo che si debba dare una risposta alla richiesta di un segnale”, ha detto Marco Di Maio di Iv durante la discussione generale. “Dobbiamo rimettere al centro i temi della riforme: resta irrisolta la questione centrale del superamento di un bicameralismo del tutto paritario, un unicum in Italia. Il tema va affrontato e risolto”.

+Europa voterà contro. E annuncia la manifestazione di protesta davanti a Montecitorio
Rimane contraria alla riforma +Europa che con Riccardo Magi ha confermato il “no”. Domani, nel giorno dell’approvazione del taglio dei parlamentari, organizzeranno un presidio in Piazza Montecitorio a partire dalle ore 11.00. L’iniziativa è convocata per denunciare che questa riduzione degli eletti, in assenza di una riforma dell’assetto bicamerale, “rappresenta una mutilazione della Costituzione, penalizza la rappresentatività e insegue l’antiparlamentarismo populista del Movimento 5 stelle”. Parteciperanno anche Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi.

L’accordo di maggioranza per le riforme
In parallelo al taglio dei parlamentari, come previsto dall’accordo per la formazione del Conte 2, la maggiorana lavora all’accordo sulle altre riforme che dovranno accompagnare il ddl. Le capigruppo della maggioranza di Camera e Senato si riuniranno oggi pomeriggio alle 18 per la messa a punto del documento da presentare domani che dovrà indicare i contenuti e i tempi. Giovedì scorso gli sherpa di M5s, Pd, Leu e Iv (Anna Macina, Stefano Ceccanti, Federico Fornaro e Marco Di Maio) hanno messo a punto una bozza di documento e lo hanno inviato ai capigruppo. Visto che sono giunte richieste di integrazione al testo, nel pomeriggio gli stessi capigruppo torneranno a riunirsi dopo il primo incontro di mercoledì scorso. La bozza di documento indica in ottobre la prima tappa della road map delle riforme: entro il mese corrente dovrà essere identificato “il veicolo legislativo” in cui far viaggiare le prime tre riforme costituzionali: la modifica della base elettorale del Senato (articolo 57 della Carta, che afferma che esso è eletto “su base regionale”); il taglio del numero dei delegati regionali nell’elezione del Presidente della Repubblica; unificazione dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato (18 e 25 anni).

Per quanto riguarda la presentazione del ddl con la riforma elettorale essa dovrà avvenire “entro la promulgazione della riforma costituzionale” con il taglio dei parlamentari, vale a dire a dicembre se nessuno chiederà il referendum, o subito dopo la sua celebrazione (se qualcuno lo chiederà). Il documento non afferma espressamente che si debba trattare di un sistema proporzionale, ma che “tenga conto degli effetti” del taglio dei parlamentari per “minimizzare gli effetti sulla rappresentanza”. Nella bozza si afferma che occorreranno tempi più ampi per incardinare altre due riforme, su cui insiste il Pd: la partecipazione dei Governatori alle sedute del Senato in cui si vota per l’Autonomia, e la sfiducia costruttiva. Infine il documento conviene sulla necessità di procedere con la riforma dei Regolamenti (avviata giovedì alla Camera dal Presidente Roberto Fico) per “adeguarli” al numero ridotto di parlamentari, in modo da approvarla con la promulgazione del taglio dei parlamentari.

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