“Come si chiama quando tu vai a gratis in un hotel con dodici persone per quattro notti a Pasqua del 2016? Come si chiama quel reato lì?”. Se lo chiedeva al telefono un avvocato, impegnato nella gestione di quell’albergo in riva al lago d’Orta, commentando la notizia dell’inchiesta sull’ex sostituto procuratore di Torino, Andrea Padalino, accusato di abuso d’ufficio dai pm di Milano. A loro la procura torinese ha inviato alcuni atti dell’indagine che ruota intorno al civilista Stefano Manzoli, arrestato lo scorso febbraio per una vicenda di false fatturazioni, evasione fiscale e bancarotta. “In verità ho paura del dottor Padalino”, rispondeva l’uomo agli inquirenti prima di fornire il suo racconto della vacanza del pm pagata da un imprenditore su richiesta di un brigadiere della Guardia di finanza finito nei guai con la giustizia.

L’8 maggio scorso Manzoli compare davanti al sostituto procuratore Mario Bendoni e ad alcuni investigatori della Guardia di finanza per essere interrogato. Verso la conclusione gli inquirenti chiedono all’avvocato informazioni su alcune dichiarazioni intercettate. La prima conversazione, avvenuta il 15 giugno 2018, riguarda la notizia dell’inchiesta sulla presunta “cricca” dei favori nel Palazzo di giustizia di Torino, da cui è nata poi l’inchiesta su Padalino. Manzoli stava commentando il coinvolgimento di Pierfranco Bertolino, un avvocato con cui aveva buoni rapporti: “Ha fatto il cazzone, ma è il magistrato che i favori li ha presi alla grande e alla grande”. L’altra persona gli dice che Bertolino “ha fatto le cose con superficialità” e Manzoli prosegue: “Tu non puoi offrire questo e quello a un pm”. E ancora: “Perché tanto questi te lo metteranno sempre nel culo”. Infine sbotta: “Minchia, gli faccio io l’elenco dei regali che ha preso”. Il nome di quel magistrato non lo fa, ma dà un indizio: “Alla fine il tipo l’hanno spostato ad Alessandria. Invece Bertolino si è distrutto”. E alla procura di Alessandria era andato proprio Padalino.

Il 20 novembre successivo i giornali danno notizia che la procura di Milano ha iscritto il pm nel registro degli indagati per abuso d’ufficio. Manzoli ne parla al telefono con un altro avvocato: “Finalmente l’han beccato”, reagisce. I due commentano le ipotesi di reato e poi aggiunge: “E come si chiama quando tu vai a gratis in un hotel con dodici persone per quattro notti a Pasqua del 2016? Come si chiama quel reato lì?”.

Nel corso dell’interrogatorio, dopo la lettura delle intercettazioni, Manzoli chiede di poter parlare col suo avvocato, Matteo Grognardi (dello studio di Bertolino), che non aveva mai potuto leggere gli atti. L’uomo ha la facoltà di non rispondere. “In verità ho paura del dott. Padalino”, dice e poi si ferma. “Si dà atto che l’indagato piange”, annotano gli inquirenti. L’interrogatorio viene sospeso per due minuti. Poi racconta quanto appreso quando lavorava nella gestione di un hotel quattro stelle a Orta San Giulio (Novara), in riva al lago d’Orta.

“Il dottor Padalino Andrea è venuto all’hotel San Rocco con la scorta (tre agenti che poi si sono scambiati durante il soggiorno con altri tre) e la famiglia (lui, la compagna, le tre figlie e forse la suocera) e sono stati tre notti, credo ma non voglio dire una inesattezza. Io l’ho visto materialmente, ero in hotel quei giorni. Me lo ha presentato Fabio Pettinicchio”. Si tratta di un brigadiere della Guardia di finanza sospeso perché coinvolto in un’indagine su dei giri di prostituzione in alcuni night club vicino ad Arona (Novara) e condannato a cinque anni dalla Corte d’appello di Torino per “reati in materia di sfruttamento della prostituzione”. Il finanziere aveva cominciato a lavorare come “security manager” della struttura che appartiene a Andrea Giacomini, uno degli eredi dell’omonima azienda delle valvole e delle caldaie di San Maurizio d’Opaglio.

“In seguito – riprende a raccontare Manzoli – ho saputo che le camere non sono state pagate, ma addebitate sul conto personale di Giacomini Andrea. L’input di fare questa operazione credo sia arrivato da Fabio Pettinicchio, che era l’addetto alla sicurezza dell’hotel. È stato Pettinicchio a chiedere a Giacomini l’addebito per le notti di Padalino sul conto dello stesso Giacomini Andrea”. Manzoli, divenuto amministratore della società con deleghe all’organico, afferma di aver saputo queste circostanze da un’impiegata e da un amministratore della società. Questa vicenda potrà ora essere valutata dagli inquirenti di Milano.

Non è la prima volta che emerge un legame tra Padalino e Pettinicchio. Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Torino e la procura di Milano il magistrato avrebbe aiutato l’avvocato Bertolino a predisporre la difesa del brigadiere nel processo d’appello. Si tratta di un episodio avvenuto il 13 settembre 2017 (più di un anno dopo quella vacanza) per il quale i procuratori aggiunti di Milano Eugenio Fusco e Laura Pedio accusano Padalino di abuso d’ufficio perché “in violazione di norme di legge e regolamento, intenzionalmente procurava un vantaggio patrimoniale a Pettinicchio Fabio (…) prestandogli aiuto e dandogli consigli legali nel corso di incontro tenutisi presso lo studio dell’avvocato Bertolino Pierfranco a Torino, in prossimità del giudizio di appello che successivamente confermava la condanna a cinque anni, un mese e quindici giorni di reclusione”.

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