Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento, turbativa d’asta e corruzione elettorale. Davanti al gup di Catanzaro, il processo “Stige” si conclude in primo grado con 66 condanne, per oltre 600 anni di carcere, e 38 assoluzioni. Regge l’impianto accusatorio della Dda guidata da procuratore Nicola Gratteri (nella foto) e rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e Domenico Guarascio.

Alla sbarra, secondo gli inquirenti, c’era l’holding criminale legata alla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina: 104 imputati tra boss e gregari della ‘ndrangheta, ma anche imprenditori e politici locali tra sindaci, ex sindaci e assessori come i fratelli Roberto e Nevio Siciliani condannati a 8 anni di carcere per concorso esterno.

Alla famiglia Siciliani ha reso dichiarazioni il pentito Francesco Farao che ai pm di Catanzaro ha spiegato i rapporti politici della sua cosca: “Erano i candidati a sindaci a recarsi direttamente dagli esponenti apicali della cosca”. Sulla famiglia Siciliani, il pentito ha detto che “è titolare di una grossa società immobiliare ed edile denominata Ionica Immobiliare, detentrice di numerosi immobili in Cirò Marina. Ebbene molti di questi immobili sono stati donati a diversi componenti della cosca”. “Le assegnazioni – aggiunge – sono state delle vere e proprie donazioni. Lo scambio sinallagmatico trova il suo sfogo in alcune competizioni elettorali in cui la famiglia Siciliani è stata favorita dalla consorteria”.

Tornando alla sentenza, è stato invece, assolto l’ex presidente del Consiglio comunale di Cirò Marina Giancarlo Fuscaldo accusato di essere il tramite tra i plenipotenziari della cosca e il resto dell’amministrazione. Le pene più pesanti, 20 anni di carcere, sono state inflitte ai boss come Vittorio Farao (di Silvio), Cataldo Marincola, Giuseppe Spagnolo, Giuseppe Sestito. Stessa condanna anche per Leonardo Crugliano, Salvatore Giglio, Salvatore Marrone e Francesco Tallarico. Nel gennaio 2018 la Dda aveva arrestato 170 persone con un blitz che ha fatto luce sul controllo capillare del territorio, a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza, da parte dei Farao-Marincola di Cirò Marina e della cosca Giglio di Strongoli. Nell’inchiesta erano emersi gli interessi delle famiglie di ‘ndrangheta anche in nord Italia e all’estero. In particolare in Germania dove, nelle zone dell’Assia e di Stoccarda, i “cirotani” si erano imposti nel settore della distribuzione dei prodotti vinicoli e di semilavorati per pizze.

In Calabria, invece, gli interessi criminali andavano dal mercato ittico ai servizi portuali, dai servizi di lavanderia industriale a quelli della distribuzione di prodotti alimentari, dalla gestione dei servizi per l’accoglienza dei migranti allo smaltimento dei rifiuti, dalle agenzie di slot-machine a quelle per la distribuzione di bevande, dai servizi di onoranze funebri alla gestione dei lidi fino agli appalti per il taglio dei boschi della Sila.

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