Maria Elena Boschi è la capogruppo alla Camera di Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi, mentre al Senato lo stesso ruolo sarà ricoperto da Davide Faraone. Tre i vicepresidenti: Luigi Marattin a Montecitorio, Laura Garavini e il socialista Riccardo Nencini a Palazzo Madama. Prendono forma, dunque, i gruppi renziani dopo la scissione dal Partito Democratico decisa dall’ex premier. Un ruolo è stato affidato anche a Francesco Bonifazi, l’ex tesoriere dem rivestirà avrà la stessa responsabilità al Senato per Italia Viva.

Membro per eccellenza del Giglio magico, Bonifazi è indagato dal settembre 2018 per finanziamento illecito da parte dell’imprenditore Luca Parnasi, finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della As Roma. L’accusa è che i 150mila euro elargiti dal costruttore alla fondazione Eyu per uno studio immobiliare, fossero invece destinati al Pd e non scritti in modo corretto nei bilanci. A marzo scorso l’inchiesta si è allargata e ora gli vengono contestate anche false fatture.

Come Bonifazi, anche Boschi, 38 anni, è da sempre vicinissima a Renzi ed è stata tra le prime a criticare l’assenza di esponenti toscani del Pd nel governo Conte 2. Era il 13 settembre e Boschi diceva: “Spero che non sia semplicemente un modo per colpire Matteo Renzi e il nostro gruppo perché non credo che sia giusto né che se lo meritino i cittadini toscani”. Per poi aggiungere: “Non c’è bisogno di ribadire ogni momento la nostra presenza nel Pd, ma è chiaro che se dovessero cambiare le condizioni, si parla ad esempio di un rientro di Bersani e di D’Alema, se ci dovessero essere queste condizioni credo sia giusto discuterne tra di noi e con Zingaretti”. I due ex non sono ancora rientrati, ma tre giorni più tardi Renzi, Boschi e chi è rimasto vicino all’ex segretario dem hanno dato il via alla scissione e ai nuovi gruppi parlamentari.

Il suo ruolo al Senato è stato affidato a Faraone, ex sottosegretario all’Istruzione e tra i primi ad aprile il Partito democratico siciliano oltre i suoi confini, attirando anche ex sostenitori di Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e Silvio Berlusconi. Negli scorsi mesi si era autosospeso dal Pd, dopo che a luglio scorso è scoppiato un vero e proprio caso sul suo conto dentro il partito: la commissione di garanzia aveva infatti deciso di annullare la sua elezione a segretario regionale sette mesi dopo l’esposto della corrente che fa riferimento a Nicola Zingaretti. A lui si contestava di aver “stravolto le regole del partito”. Una decisione mal digerita dal renzianissimo, che ha quindi deciso di sposare l’avventura di Italia Viva e ora sarà il “leader” dei 14 di Italia Viva a Palazzo Madama.

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