Dell’accoglienza dei migranti apprezzata in tutto il mondo non devono rimanere tracce. L’amministrazione comunale di Riace ha iniziato a cancellare i simboli del “modello” costruito da Mimmo Lucano nelle tre legislature in cui ha guidato il Comune. Il neo sindaco Tonino Trifoli, simpatizzante della Lega, ha rimosso i cartelli stradali all’ingresso del piccolo borgo che si affaccia sullo Jonio e che, negli ultimi 15 anni, è diventato famoso in tutto il mondo per i progetti di accoglienza dei migranti. Non più “Riace, paese dell’accoglienza” ma “Benvenuti a Riace, il paese dei santi medici e martiri Cosimo e Damiano”. I nuovi cartelli sono stati inaugurati dal sindaco e dai sacerdoti don Giovanni Coniglio e don Giovanni Piscioneri che hanno benedetto la nuova insegna con buona pace della storia recente di Riace.

Forse per cancellare le origini siriane dei due santi o, peggio ancora, per lanciare un messaggio a Mimmo Lucano da poche settimane tornato a casa dopo 11 mesi di divieto di dimora, il sindaco Trifoli e i due preti che hanno presenziato all’inaugurazione non si sono accorti nemmeno di avere sbagliato il nome di San Cosma diventato “Cosimo” nel cartello che ora campeggia all’ingresso di Riace. Forse era troppo ricordare la storia dei due gemelli martiri nati in Arabia e che si dedicarono alla cura dei malati dopo aver studiato l’arte medica in Siria. Una storia che, con le dovute differenze, assomiglia a quella dei tanti profughi e richiedenti asilo che hanno trovato accoglienza nella Riace targata Mimmo Lucano. Meglio ricordare che il nuovo cartello è stato affisso dall’amministrazione comunale “in occasione del 350° anniversario dell’arrivo delle reliquie“.

Contro la nuova insegna si è schierato il Comitato Undici Giugno che, in una nota stampa, parla di un “maldestro tentativo di cancellare la nobile storia di umanità ed accoglienza costruita da Mimmo Lucano attraverso la rimozione del cartello di benvenuto a Riace”. Per il comitato, la decisione della giunta Trifoli “è la conferma che l’attuale amministrazione non ha un progetto per il futuro di Riace. Questa scelta conferma soltanto la voglia di cancellare la storia recente che ha fatto di Riace un punto di riferimento nel mondo. Conferma un sentimento di vendetta. Attraverso la vendetta non si costruisce futuro. Riace è stata e rimane il simbolo di una politica che attraverso la valorizzazione dei valori umani ha saputo rispondere al problema dello spopolamento, alla riattivazione di servizi che erano stati cancellati dal calo demografico. Praticando umanità ha saputo creare un circuito di turismo solidale che ha ridato ossigeno ad una economia collassata”. “Tutto questo – conclude la nota– non può essere cancellato dalla rimozione del cartello. Ci preoccupano, invece, le conseguenze di questo agire. Il rischio, ed in parte è già evidente, è che Riace torni a far parte di quella schiera di paese anonimi ripiegati su se stessi, privi di una qualsiasi speranza e sogno di futuro. Per questa ragioni, il Comitato Undici Giugno, condanna la scelta del sindaco tutta protesa a distruggere senza aver dimostrato cosa vuol costruire”.

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