Il ministro Francesco Boccia, in visita a Venezia, non sbatte la porta in faccia ai veneti che chiedono le deleghe per gestire autonomamente 23 materie attualmente appannaggio dello Stato. Ma il titolare degli Affari Regionali mette alcuni punti fermi, che sicuramente non rallegrano il governatore del Veneto Luca Zaia, a due anni dal referendum popolare che sembrava aver spalancato la richiesta di maggiore autonomia allo Stato. Anche se il presidente leghista fa buon viso a cattivo gioco, commentando: “E’ stato un incontro positivo. Se son rose fioriranno”. Però il ministro ha detto chiaramente che bisogna cambiare prospettiva rispetto a ciò che si è fatto finora, anche se ha chiarito che il governo non si sottrae.

“Io non voglio perder tempo, sono venuto qui perché penso che l’autonomia differenziata sia un punto fermo del nostro programma”, ha spiegato Boccia. Che però ha subito aggiunto: “Noi l’autonomia vogliamo farla, e farla bene, ma in maniera coerente. E deve diventare lotta alla diseguaglianze, tra Nord e Sud, tra Nord e Nord, tra Sud e Sud”. Quindi non si tratta di una semplice operazione con cui lo Stato si spoglia di materie di sua competenza per darle alle regioni che le chiedono. C’è un obiettivo politico e istituzionale molto più alto, che è quello di ridurre le differenze tra le diverse realtà italiane, non solo la contrapposizione tra Settentrione e Meridione, ma tra aree più o meno sviluppate nell’intera penisola.

“Proporremo un modello che capovolge il meccanismo che finora è stato seguito”. ha poi proseguito il ministro. Quale? “Un meccanismo che prevedeva: si parte, si definisce dopo un anno un percorso con i fabbisogni standard, e dopo tre anni si definiscono i livelli essenziali di prestazioni. Questo per me è un meccanismo inaccettabile“. E ha spiegato perché: “Lo Stato ha la forza, le competenze per definire subito i livelli essenziali. Vogliamo costruire un meccanismo che diventi subito una lotta senza quartiere alle diseguaglianze”. Questo è il cambio di prospettiva di Boccia, fare dell’autonomia non solo un problema di dimagrimento dello Stato, ma un’occasione di perequazione.

Zaia ha consegnato al ministro un documento di 83 pagine, diviso in quattro capitoli, contenente la proposta di riforma del Veneto. Esamina una per una le 23 deleghe richieste e il modo di declinarle. Prima Zaia e Boccia hanno parato da soli, poi è entrata in scena la Delegazione che ha finora condotto la trattativa con lo Stato e che è presieduta dal professor Mario Bertolissi, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. Il giudizio di Zaia dopo l’incontro? “Positivo. Il ministro ci ha dato atto che abbiamo lavorato bene in questi mesi”. Però una differenza è emersa, abbastanza sostanziale. “Il ministro ha detto che bisogna garantire preliminarmente i livelli essenziali delle prestazioni. E noi diciamo: allora facciamoli subito. Io non sono contrario che anche le altre Regioni chiedano le nostre deleghe. Noi non stiamo lavorando maldestramente per una secessione dei ricchi. Anche noi siamo per la coesione e la solidarietà”.

“Sui livelli essenziali di prestazione, condivido l’impostazione del ministro: se li mettiamo in campo subito e cominciamo a definirli, questo può rassicurare quella parte del Paese che legittimamente o meno ha il timore di rimanere indietro”, è il commento del governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, al termine dell’incontro con Boccia: “Una volta definiti quelli, chiunque potrà fare le proprie valutazioni di quello che gli spetta”, ha aggiunto Bonaccini.

“La nostra proposta è molto apprezzata dalle parti del governo centrale, da due forze che tra l’altro fino a ieri si sono combattute”, sottolinea Bonaccini. Che aggiunge: “Il ministro ci ha fatto capire che molte delle cose che chiediamo sono giuste e ragionevoli” e per questo “siamo disposti a mediare perché non pensiamo di avere la verità in tasca, ma se l’impianto tiene, si può andare a correggere qualcosa che non era stato capito e non condiviso”. Con la speranza, ha concluso il governatore, “che in tempi molto rapidi l’autonomia possa essere portata a discussione in Parlamento”.

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