Alzheimer colpisce circa 40 milioni di persone nel mondo, di cui un milione solo in Italia. Oggi le terapie possono solo in parte mitigare i sintomi, ma non hanno alcun impatto sulla sua evoluzione. Livello di istruzione, status socioeconomico e lavorativo, conoscenza di più lingue, nonché ricchezza delle esperienze nel corso della vita possono costituire una sorta di tesoro di per in qualche modo cercare di difendersi dalle demenze. Una “riserva cognitiva” di cui ha parlato, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, Johann Rossi Mason, autrice del libro ‘Cervello senza limiti’. Abbiamo guadagnato circa 10-15 anni di aspettativa di vita nell’ultimo secolo, e sempre più studi vanno dimostrando che per vivere la vecchiaia mantenendo il cervello in salute è cruciale disporre di quel tesoro, una sorta di cuscinetto protettivo in difesa da eventuali danni, come quelli procurati dall’ictus o dalla neurodegenerazione tipica della demenza.

La riserva cognitiva, spiega Mason, è qualcosa che si costruisce sin da giovani, studiando e allenando il cervello; è probabilmente associata anche a un maggior numero di cellule nervose nel cervello. Ognuno ha la sua riserva, non a caso vi sono degli individui più ‘fortunati’ che, nonostante i segni clinici dell’Alzheimer, hanno sintomi ridotti, spesso non in grado di impattare sulla loro vita quotidiana. Tra questi vi sono, ad esempio, gli individui bilingue: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences, suggerisce che i bilingue si ammalano di meno di demenza, la malattia qualora arrivi lo fa con esordio tardivo e sintomi più lievi. Lo studio della riserva cognitiva e dei fattori che contribuiscono al suo sviluppo sin dalla tenera età porterà un contributo enorme alla ricerca per prevenire e curare l’Alzheimer.

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