Quando l’inchiesta per corruzione sul pm Luca Palamara deflagrò investendo anche il Csm e svelando una serie di interferenze sulle nomine alla guida degli uffici giudiziari vennero fuori anche le trame per indirizzare quelle della procura di Roma. Ora il Consiglio superiore della magistratura riparte da zero. La V Commissione nella seduta di oggi ha revocato le tre proposte per l’incarico di Procuratore della Repubblica di Roma, formulate dalla Commissione lo scorso 23 maggio. L’istruttoria della pratica riprenderà la prossima settimana, come comunica in una nota il presidente della Commissione Mario Suriano. Candidati alla poltrona che aveva lasciato, a maggio, Giuseppe Pignatone erano il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, e quello di Palermo, Francesco Lo Voi.

Il primo probabile passo sarà la convocazione di tutti i 13 magistrati che a febbraio avevano presentato la loro candidatura: quindi Viola, Creazzo e Lo Voi ma anche anche i capi delle procure di Siena (Salvatore Vitello, che intanto è stato candidato dalla maggioranza per il posto di procuratore di Torino), Frosinone (Giuseppe De Falco), Velletri (Francesco Prete), Ravenna (Alessandro Mancini) e Campobasso (Claudio Di Ruzza) e i Pg di Salerno Leonida Primicerio e Lecce Antonio Maruccia. E ancora: Cuno Tarfusser, vicepresidente della Corte penale internazionale e Giuseppe Corasaniti, capo del Dipartimento Affari di Giustizia al ministero di via Arenula. Formalmente si deciderà la prossima settimana se ascoltare tutti i concorrenti in audizione, ma sembra quasi scontato che si proceda in questo modo. Sia perché già la volta precedente le audizioni dei candidati erano state sollecitate (inutilmente) dal vice presidente David Ermini, che si era fatto portavoce di un auspicio del capo dello Stato. Sia perché il Csm è ora chiamato a garantire la massima trasparenza sulle sue scelte e regole chiare, se vuole recuperare la credibilità.

La riunione per decidere il procuratore di Roma – Lo scorso giugno era emerso come addirittura un imputato – ovvero l’ex ministro Luca Lotti – discuteva del futuro capo della procura titolare dell’inchiesta ai suoi danni (Consip). In una riunione notturna del 9 maggio scorso Lotti aveva parlato della nomina con il deputato del Pd Cosimo Ferri e il pm Luca Palamara. L’incontro era stato registrato dal trojan installato nel cellulare dello stesso magistrato accusato di corruzione. In quella riunione, come poi contestato ai magistrati dal pg della Cassazione, tra consiglieri togati e l’ex sottosegretario di Matteo Renzi, continua Fuzio, c’era nessuna “casualità”. E ciascuno dei componenti – continuava l’atto di incolpazione – “sapeva esattamente e preventivamente chi sarebbe intervenuto e di cosa si sarebbe discusso”. E in tale riunione “furono stabiliti accordi e deliberati in dettaglio strategie, modalità e tempi della pratica inerente la nomina del futuro procuratore della Repubblica di Roma”. Dalle intercettazioni era emerso anche un tentativo di screditare l’aggiunto di Roma Paolo Ielo. Lo svelamento di queste azioni aveva generato una serie di autosospensioni e dimissioni trai consiglieri. Ieri si è dimesso Paolo Criscuoli, il quinto consigliere a lasciare Palazzo dei marescialli. Un terremoto che alla fine aveva travolto anche l’ormai dimissionario Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, promotore con il ministro della Giustizia delle iniziative disciplinari, finito a sua volta sotto inchiesta a Perugia per rivelazione di segreto d’ufficio con l’accusa di aver svelato a Palamara dettagli dell’inchiesta a suo carico.

L’intercettazione – Agli atti dell’inchiesta di Perugia era finito anche un dialogo intercettato anche quella con il procuratore generale della Cassazione avvenuta intorno al 21 maggio. Tema della chiacchierata il futuro procuratore della Capitale e in particolare i tre candidati in lizza. “…Giuseppe Cascini (consigliere del Csm ed esponente di Magistratura democratica, la corrente di sinistra ndr) …a un certo punto…non vuole…non vuole Lo Voi”, dice Fuzio in un colloquio intercettato con Palamara che afferma: “Ma è chiaro…sa che ci sto io sopra…”. Fuzio a quel punto spiega “che il problema è questo, che loro mettono subito…calano le braghe su Creazzo…” e aggiunge quali sono le correnti che ‘portano’ il capo della Procura di Firenze: “Unicost – Mi vogliono Creazzo, dopo vogliono Viola“. Palamara nel colloquio è interessato anche al voto di Area e Fuzio gli spiega: “Area si toglie…può anche votare…ti dirò di più…non può votare Creazzo, ma a questo punto se loro sono d’accordo con i movimenti…questa cosa, cioè il ritardo può anche…questo, che anche se votano Creazzo pure quattro noi, cinque e quattro nove…Mi, Area e…e i tre grillini votano Viola, si va in plenum e a quel punto non esce…Oppure devono entrare…devono rimanere in tre per fare il ballottaggio”. Perché il “problema – osserva dunque Fuzio – è lavorare sui numeri”.

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