Dopo la scelta di abbandonare il Pd da parte di Matteo Renzi, a sinistra si sta generando una pericolosa illusione: il Pd tornerà ad essere un partito di sinistra!

La cosa mi pare infondata per più di una ragione:

1) Il Pd era un partito liberista molto prima che Renzi facesse il segretario. Renzi ne ha accentuato il tratto confindustriale ed antisindacale ma bisognerebbe non dimenticarsi che la legge Fornero è stata fatta con Bersani segretario del Pd…

2) Il Pd è al governo. Il profilo del Pd verrà quindi definito dalle politiche del governo. Fino ad ora non mi pare che sulle politiche economiche e sociali il Pd si caratterizzi per una posizione particolarmente di sinistra. In ogni caso il Pd dovrà governare con 5 stelle e Renzi. Come possa il Pd spostarsi a sinistra in questo contesto – anche nel caso in cui lo volesse – io non lo capisco bene.

3) Qualunque sarà la legge elettorale il Pd si dovrà porre il problema delle alleanze. Mi pare che l’uscita di Renzi dal Pd non è destinata a spostare il Pd a sinistra ma ad obbligarlo a mediare comunque al centro, pena il rimanere all’opposizione per lungo tempo… Ma questi signori che hanno sciolto il Pci, poi addirittura il Pds e i Ds con il solo obiettivo di andare al governo non mi pare siano particolarmente interessati a questa prospettiva…

4) Nicola Zingaretti sarà terrorizzato da perdere altri pezzi moderati in direzione di Renzi per cui dovrà dimostrare in tutti i modi “la vocazione maggioritaria del Pd”, cioè il suo tratto costitutivamente liberista e centrista.

In sostanza io penso che qualche chiacchiera di sinistra sarà possibile ascoltarla, qualche proposta di sinistra no. In ogni caso, se il Pd si pronunciasse per la patrimoniale sulle grandi ricchezze e per l’abolizione della legge Fornero e del Jobs Act la discussione avrebbe almeno una base materiale mentre qui siamo ad una pura illusione senza riscontri nelle volontà espresse da Zingaretti. Le illusioni sono infondate ma ovviamente hanno una spiegazione: una parte di popolo di sinistra è così privo di speranza che si attacca a qualsiasi cosa sperando che succeda un miracolo. Questo è il vero problema. Ovviamente questi miraggi non fanno altro che produrre nuova delusione, per questo occorre innanzitutto cambiare prospettiva: non l’attesa dei miracoli ma la consapevolezza che “aiutati che dio t’aiuta!”.

A me pare evidente che a fronte di una destra fascistoide e di un governo liberale, il problema è costruire un progetto di alternativa incardinato sulle emergenze sociali e democratiche.

Occorre cioè lavorare per costruire un movimento politico e sociale di massa che ponga il tema della difesa della democrazia (a partire dalla modifica in senso proporzionale della legge elettorale) e della difesa degli interessi materiali immediati delle classi popolari: realizzazione effettiva di quota 100 (senza vincoli di età a 62 anni), stop totale al federalismo differenziato, abolizione del Jobs Act, finanziamento della sanità pubblica ai fini di tagliare le liste d’attesa e i tickets, piano del lavoro basato sulla radicale riconversione ambientale delle produzioni e della società. Mi pare che su questa prospettiva si possa incontrare molta parte di quell’attivismo sociale che nei comitati, nei sindacati, nelle organizzazioni negli anni scorso si era posto il problema di costruire una coalizione sociale.

Il punto non è di correre in soccorso del perdente che ha fatto più danni della grandine – il Pd – o di chiudersi in una micro opposizione di tipo settario. Il punto è costruire un movimento politico e sociale per l’alternativa fondato sul protagonismo del popolo italiano, fondato sulla rottura del senso di impotenza che attanaglia la nostra gente e che costituisce la base materiale del consenso di Salvini. La costruzione di una prospettiva di alternativa è la condizione per costruire una opposizione efficace che non confermi il senso di impotenza popolare.

Su questo si gioca l’avvenire della sinistra, evitando illusioni politiciste o settarie che sono le due facce della stessa medaglia: quella dell’impotenza e dell’inutilità.

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