La chiamavano “Tabella H”. Un elenco di finanziamenti, contributi e prebende concessi a pioggia, in occasione delle leggi Finanziarie in Sicilia. Formalmente eliminata, a poco a poco è tornata, facendo capolino anche nell’ultimo disegno di legge affrontato dall’Assemblea regionale: un collegato alla legge di stabilità che destina soldi un po’ per tutto: gare automobilistiche e teatri, nuovi musei e istituti religiosi. Una legge da 29 milioni che sintetizza in un unico testo il contenuto di tre diverse leggi, sottoscritta da quasi tutta la maggioranza di centrodestra. Una operazione di sintesi, portata avanti direttamente dal presidente dell’Ars Gianfranco Micciché che adesso avverte: “La legge verrà approvata, anche a costo di lavorare la notte: non lascio la gente senza stipendio”.

Vino e castelli – Tra le voci di spesa, ecco quelle relative, ad esempio, al Museo del vino e del nero D’Avola (a cui sono destinati 200mila euro), o ai castelli voluti da Federico II di Svevia di Sicilia: un contributo che già l’anno scorso era stato voluto dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Antonio Catalfamo, inquilino di Sala d’Ercole che ha deciso di non rispettare l’obbligo di dichiarare l’appartenenza o meno alla massoneria, così come previsto da una legge dell’Ars voluta dal presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava.

Dalle corse ai teatri – Non manca poi il finanziamento per la Targa Florio, storica corsa automobilistica: ecco 100mila euro. Soldi anche alla Pontificia facoltà teologica e dello Studio teologico San Paolo (150 mila euro), all’Università Kore di Enna (mezzo milione), al Teatro Bellini di Catania (400mila euro in questo caso la cifre prevista), al Teatro popolare Samonà di Sciacca (100mila euro) e al piccolo Teatro del Mela (60 mila euro). Per la fruizione del “Ponte dei Saraceni” nel territorio di Adrano sono stati stanziati 50mila euro, mentre 150mila euro andranno all’Ente Luglio musicale che si occupa di lirica a Trapani, 100 mila euro al Museo narrativo-multimediale “Baglio Tumbarello” di Marsala. Non mancano poi gli enti storicamente finanziati dalla Regione. È il caso del Coppem (Comitato permanente per il partenariato euromediterraneo) a cui vanno 200 mila euro e della Fondazione Giuseppe Whitaker: per l’utilizzo della splendida Villa Malfitano come sede per lo svolgimento di convegni e manifestazioni degli assessorati regionali, e per la fruizione del pubblico, è stata prevista una spesa di 360 mila euro.

Feste e sagre – Nella legge è previsto un contributo da 150 mila euro per la manifestazione “Artemusicacultura 2019” che si svolgerà nell’area del Belice. Al Comune di Piazza Armerina, invece, arriverà un finanziamento da 100mila euro per la manifestazione storico-medievale “Palio dei Normanni”. Tutto qui? Macché. Le proteste dell’opposizione rappresentata da Movimento 5 stelle, Pd, Sicilia Futura e Claudio Fava, hanno ricacciato il disegno di legge in commissione Cultura. E così, i deputati e anche alcuni esponenti del governo ne hanno approfittato per fare calare sulla norma qualcosa come quattrocento emendamenti. Richieste di nuovi contributi, di nuovi finanziamenti quindi. Come ad esempio quello da 150mila euro che sempre il consigliere Catalfamo ha richiesto per sostenere il “Tindari festival”. Lo stesso Catalfamo poi ha chiesto di stanziare 5 milioni per pagare tecnici abilitati che aiutino i Comuni a smaltire le pratiche di concessione edilizia ferme nei cassetti. I consiglieri di Forza Italia Gallo, Calderone e Mancuso, invece, hanno presentato una richiesta di finanziamento per le “celebrazioni dei 2.600 anni della nascita della Città di Agrigento”: in tutto, un milione e mezzo. Non mancano anche gli emendamenti dello stesso presidente della Regione, in qualità di assessore ad interim ai Beni culturali: Musumeci ha chiesto all’Assemblea regionale di stanziare 800mila euro per acquistare parte della “Torre Ventimiglia” di Montelepre, paesino del Palermitano, in modo da acquisirla interamente al patrimonio pubblico e potere avviare una operazione di recupero.

L’ombra del disavanzo – Una legge di mance, insomma, che arriva tra l’altro in un momento non semplice per i conti della Regione. L’assessorato all’Economia, infatti, poche settimane fa ha registrato l’aumento del disavanzo nel bilancio regionale. E così, ecco che l’approdo di questa norma ha fatto saltare sulla sedia le opposizioni: “Alla luce dell’incremento del disavanzo potrebbe non esserci nemmeno copertura finanziaria”, hanno fatto notare i Cinquestelle dell’Ars. “Come possiamo continuare a fare leggi di spesa se dobbiamo fare fronte a un disavanzo preoccupante? Siamo in emergenza e continuiamo a dare mance” ,è la protesta di Nicola D’Agostino, di Sicilia Futura. “Quello che manca – ha commentato Fava – è una visione generale: i contributi a pioggia per questo o quell’intervento non producono effetti ma servono solo a premiare i territori che hanno avuto la fortuna di esprimere un deputato. Risorse che, così, appaiono sprecate o utilizzate per foraggiare enti già beneficiari di cospicui contributi”.

Intanto, il disegno di legge è depositato in commissione Cultura. Da lì il presidente Luca Sammartino, del Pd, ha lanciato un appello ai colleghi consiglieri: “Tuteliamo l’immagine del parlamento, e usciamo da questa palude in cui ci ha portato il governo Musumeci. C’è un solo modo: si tolgano da quella legge i contributi non necessari, si mantengano solo le spese che tutelano i lavoratori. E prima di tutto, prima di ogni nuova spesa, si porti avanti una operazione verità sui conti di questa Regione”. Intento, la maggioranza si lamenta: il capogruppo di Forza Italia Tommaso Calderone e quello di Diventerà Bellissima (il movimento di Musmeci) Alessandro Aricò puntano il dito contro “l’ostruzionismo” della minoranza. Mentre la consigliera Udc Eleonora Lo Curto la butta sul piano lessicale: “Le opposizioni smettano di definirle marchette”.

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