Manomissioni volontarie e deliberate per evitare costi di manutenzione degli impianti di traslazione nelle metropolitane di Roma e penali da parte del committente. Con la complicità di alcuni dirigenti. In totale quasi 3000 interventi annui mai effettuati sui 739 impianti presenti. Sono 4 le persone raggiunte da misure cautelari interdittive in merito ai guasti sulle scale mobili di due stazioni metro A di Roma, Repubblica e Barberini. Tre sono dipendenti di Atac, la municipalizzata capitolina dei trasporti, un altro di Metro Roma Scarl, la società campana addetta alle manutenzioni degli impianti di traslazione che aveva vinto il bando con quasi il 50% di ribasso. Proprio la sede di Metro Scarl era andata a fuoco il giorno prima del sopralluogo degli investigatori, alla ricerca di materiale cartaceo e digitale.

Fra i dirigenti Atac interdetti ci sono Renato D’Amico, responsabile sicurezza, Alessandro Galeotti, addetto alla vigilanza delle scale mobili, ed Ettore Bucci. I tre dipendenti di Atac, sono gli inquirenti, erano coscienti delle criticità ma nonostante questo non avevano svolto i controlli necessari, probabilmente per evitare di bloccare il servizio delle metropolitane, cosa che avrebbe creato polemiche e disservizi in città.

Sul registro degli indagati ci sono anche nomi di addetti ai controlli della ditta incaricata. A tutti loro sono contestati, a vario titolo, reati relativi alla frode nelle pubbliche forniture: manutenzioni non fatte o eseguite in maniera approssimativa dal consorzio che si era aggiudicato la commessa. I pm si riservano di riqualificare il reato di lesione colpose in lesioni dolose, qualora emergessero altri elementi. L’ordinanza firmata dal gip Di Lauro è stata eseguita questa mattina dalla Squadra Mobile e dai poliziotti del commissariato Viminale, coordinati dal pm Francesco Dall’Olio e dagli aggiunti Nunzia D’Elia e Paolo Ielo.

L’indagine ha permesso di comprendere le cause che portarono all’incidente del 23 ottobre dello scorso anno, quando alcuni tifosi del Cska Mosca furono coinvolti nel cedimento delle scale mobili alla stazione Repubblica. Alcuni di loro restarono anche feriti. “Un rischio calcolato” secondo gli inquirenti, che sospettano come siano stati manomessi i freni d’emergenza dell’impianto. Gli investigatori sono poi risaliti anche alle cause del secondo guasto, sempre alle scale mobili, ma questa volta della fermata Barberini del 21 marzo. E proprio in questa stazione chi indaga ha ritrovato gli stessi elementi, con “manomissioni evidenti” agli impianti di emergenza, e non solo. “Se non avessimo sequestrato la stazione ci sarebbero potuti essere incidenti gravi all’indomani”, ha detto il capo della Squadra Mobile di Roma, Luigi Silipo.

La stazione di Repubblica è rimasta chiusa per 8 mesi e ha riaperto solo a fine giugno, mentre quella di Barberini resta ancora off limits per lavori di manutenzione: la ripresa del servizio è prevista non prima di novembre. “Abbiamo dovuto monitorare con attenzione la rimessa a servizio delle stazioni, per non mettere a rischio la popolazione”, ha precisato il procuratore aggiunto D’Elia parlando anche dei ritardi nel ritorno in funzione delle fermate. La Metro Roma Scarl ha subito la rescissione coatta del contratto da parte del Comune di Roma.

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