Un “patto di sangue” con un santino che brucia. E poi pistole, prima puntate alla tempia e poi abbassate da ragazzi, probabilmente minorenni. Sono le scene del video clip (dal titolo sgrammaticato) “Guaioni e quartieri” del cantante neomelodico Leonardo Zappalà, in arte Scarface. Segni e simboli che rimandano a un rito di iniziazione mafiosa, la cosiddetta “punciuta”, e in generale alla criminalità organizzata, che sono costati all’artista di 19 anni un avviso orale dalla Questura. Secondo il questore di Catania, Mario Della Cioppa, infatti, in quelle scene, che inneggiano alla cultura mafiosa, sono anche esaltati armi e droghe e ci sarebbe il rischio di emulazione.

Le indagini dei carabinieri sono scattate già a fine giugno, quando il video è stato pubblicato in rete (e poi rimosso), dopo un esposto del sindaco di Paternò e dopo le tante reazioni sui social, soprattutto da parte delle associazioni giovanili. Il videoclip è stato infatti girato nel paese del catanese, tra i ruderi del Centro operativo misto e dell’auditorium della scuola “Don Milani”, simbolo del degrado e dell’abbandono. A pesare anche i precedenti del cantante, in passato “denunciato per spaccio di droga” e “controllato in compagnia di soggetti legati alla criminalità organizzata”.

La canzone è stata pubblicata il 24 giugno, pochissimi giorni dopo un’altra polemica che ha travolto Zappalà, dopo la sua partecipazione alla trasmissione Realiti, della Rai, condotta da Enrico Lucci. Il neomelodico durante il programma, insieme a un collega, Niko Pandetta, nipote del boss ergastolano Salvatore Cappello, aveva espresso dei giudizi su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della lotta alla mafia, assassinati nel 1992. “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita, le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce, ci deve piacere l’amaro”, aveva detto Scarface, rivedendo poi la sua posizione, ma costringendo Carlo Freccero alle scuse pubbliche. Allora la procura di Catania aveva aperto un’inchiesta sulle loro dichiarazioni.

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