Prima il Nord è superato, almeno per ora. Occhio al Nord, invece, quello sì. Prima ancora di ottenere la fiducia delle Camere uno dei fronti già aperti per il governo Conte 2 è a destra e a sinistra del Po. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha annunciato un giro di visite ai governatori che già erano sul piede di guerra quando la Lega era al governo, quello lombardo Attilio Fontana e quello veneto Luca Zaia, figurarsi ora che l’asse dell’esecutivo si è spostato a sinistra. Ma Boccia ha anche annunciato che su quel provvedimento è stata fatta “brutta propaganda politica” e ha rilanciato. I governatori del Nord continuano a mandare messaggi di fuoco. Fontana è stato chiaro: “O ci danno la scuola o facciamo una legge nostra”. Zaia ha aggiunto, in un’intervista al Corriere del Veneto, di provare rabbia “quando dicono che la richiesta veneta è anticostituzionale” e ricorda i giuristi che hanno contribuito a scrivere il testo del Veneto (compreso un giudice costituzionale). Il presidente ligure Giovanni Toti non esclude un referendum per rafforzare il dato politico dell’unanimità del consiglio regionale con cui fu approvata la richiesta di maggiore autonomia.

Boccia: “Non ci sono verità inconfutabili, non cadrò in provocazioni”
Il ministro Boccia dice di avere un atteggiamento “gandhiano” e di voler porgere l’altra guancia. Aggiunge di non voler cadere in provocazioni. “A tutti i presidenti delle Regioni ricordo che la casa comune delle Regioni è il ministero, è a loro disposizione e la Conferenza Stato-Regioni vorrei lavorasse molto meno sulle leggi da impugnare” dice a Sky Tg 24. “Voglio rassicurare Fontana: andrò da lui, da Toti, Zaia, Bonaccini. Dobbiamo improntare il rapporto su una collaborazione senza verità inconfutabili, non reagirò a nessuna provocazione. Consiglio di non dire: ‘o si fa come dico io o io vado avanti lo stesso’; rispettiamoci e ascoltiamoci”. Il centro del ragionamento, per Boccia, sono “i livelli essenziali delle prestazioni”. “Partiamo dalla centralità dei servizi che dobbiamo fornire a tutti – spiega – Io credo ci si debba tenere per mano, la stella polare sarà la lotta alle diseguaglianze, che ci sono al nord come al sud. L’autonoma che ho in mente deve avere un collante, tenere per mano il Paese che è uno e crede fortemente nell’Europa; le sue autonomie sono un valore da difendere“. I toni sono indulgenti, necessari per cominciare il confronto che si annuncia aspro: “Io penso che ci si debba tenere per mano, l’autonomia che ho in mente, e che ripartirà dalle riflessioni già fatte, deve avere un collante e cioè la necessità di tenere per mano il Paese”.

Le voci dalla maggioranza, da Bonaccini a Buffagni
Ma la Lega e il centrodestra non sono da soli. Voci si levano anche dai partiti che compongono la nuova maggioranza. Per esempio quella del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (Pd) che in un’intervista alla Stampa alla domanda se sia ipotizzabile una strategia trasversale Fontana-Bonaccini-Zaia per dialogare con il governo e sbloccare la trattativa, risponde: “Nelle nostre proposte ci sono elementi comuni ed elementi molto diversi. Io non ho mai cercato un fronte del Nord, che alimenterebbe conflitti sbagliati contro lo Stato e il Sud. Penso al contrario che servano Regioni forti in uno Stato forte e – aggiunge – che si debba costruire una cornice nazionale solida dentro cui collocare l’autonomia di tutte le Regioni che vorranno fare un passo avanti. Credo inoltre che colmare i divari tra Nord e Sud sia una grande priorità nazionale. Aggiungo però: guai usare l’alibi dell’autonomia. Non è impedendo all’Emilia-Romagna, alla Lombardia o al Veneto di fare meglio che si aiuta il Mezzogiorno“. Nel frattempo perfino dalla Toscana (che ha tra le sue radici il plebiscito per l’unità d’Italia) Eugenio Giani presidente del consiglio regionale e tra coloro che potrebbero correre come candidati alla presidenza dopo Enrico Rossi scrive a Boccia: “Serve un’autonomia regionale differenziata”.

Ma “Nord” non è solo la traduzione della parola autonomia. Diventa anche un punto sull’ordine dei lavori dell’esecutivo che sta per essere battezzato dal Parlamento, come spiega Stefano Buffagni, esponente lombardo dei Cinquestelle, ex sottosegretario agli Affari regionali e in predicato (secondo i giornali) di un posto di sottogoverno al ministero dell’Economia. “Il nuovo governo – scrive su facebook Buffagni – non può sottovalutare così la questione settentrionale: sono le imprese a creare lavoro e generare ricchezza. È l’export l’ossigeno per le casse pubbliche e per le Pmi italiane. Investimenti in istruzione, negli Istituti tecnici e nella digitalizzazione delle imprese e del paese. Ci aspettano sfide complesse, a partire da quella burocrazia che attanaglia tutto a partire dai palazzi romani, e sarò sicuramente portatore delle sensibilità del mio territorio, della Lombardia e del Nord Italia, che deve poter continuare a crescere e puntare sullo sviluppo sostenibile”. “È una questione di rispetto e legittime esigenze, non una contrapposizione” dice.

Facile a dirsi. Dal Sud, per esempio, arriva Vincenzo De Luca, governatore della Campania che spiega chiaramente che “con questo Governo si volta pagina”, l’autonomia “deve essere rivista”. “Dobbiamo partire – aggiunge – dai livelli essenziali di prestazione e dal fondo di solidarietà, poi tutti insieme combatteremo parassitismo e le inefficienze. La regionalizzazione della scuola non si farà mai. Non ci sarà mai una scuola di serie a e di serie b”.

Fontana: “O ci danno la scuola o facciamo una legge nostra”
Fontana avverte: se alla Lombardia non sarà concessa la competenza sulla scuola, la Regione è pronta a varare una sua legge. “La scuola credo non potrebbero non considerarla tenuto conto che c’è una sentenza della Corte Costituzionale che già dichiara che le Regioni possono organizzare una parte di questa materia. Se dovessero dire di no faremo una legge nel rispetto di quella sentenza della corte costituzionale”. E’ proprio sulla scuola che si era bloccato l’iter sulle autonomie con il governo precedente. In prima fila, a rallentare per evitare rischi di “secessioni” di fatto su una materia così delicata come l’istruzione, c’era il capo del governo. Che è rimasto lo stesso. Tuttavia non ottenere l’autonomia su scuola e sanità, insiste Attilio Fontana, è una cosa che “la Lombardia non può accettare“. “La sanità – ha aggiunto – è uno degli animi in cui notiamo le maggiori difficoltà a proseguire”. “Sulla scuola non mi accontenterei del modello emiliano. Loro vogliono solo la formazione, ma dato che noi quest’anno abbiamo quasi 14mila cattedre vuote vorremmo dare il nostro contributo per fare in modo che dall’anno venturo i nostri ragazzi non abbiano queste difficoltà”.

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