I cittadini del Lazio possono tirare un sospiro di sollievo. Dopo oltre un mese il servizio call center di Recup (il centro unico di prenotazione regionale) per la prenotazione di visite specialistiche ed esami diagnostici da ieri è tornato a funzionare anche se i tempi di attesa questa mattina non erano da record. C’è chi ha aspettato anche 18 minuti o più di 40 prima che l’operatore rispondesse. Ancora disagi dunque. Ma l’incubo che dalla fine di luglio fino a 24 ore fa hanno vissuto pazienti e medici che provavano a chiamare lo 069939 è, si spera, alle spalle.

L’utente o non riusciva a prendere la linea o era costretto ad attese infinite e quando si avvicinava il proprio turno la linea cadeva. La signora Laura (il nome è di fantasia per tutelare la privacy), 70 anni, dopo due settimane e trenta tentativi tutti falliti aveva deciso di mandare un fax all’ospedale San Camillo di Roma. “Sei la numero 800 mi ripeteva la voce del disco – ci racconta -. Poi la 600, la 500 e alla fine dopo trenta o quaranta minuti di attesa la telefonata si interrompeva. Oppure inspiegabilmente sono salita dalla posizione 400 e qualcosa a oltre 700. Prima impiegavo al massimo sei minuti. Come è possibile?”. Avrebbe dovuto disdire un esame fissato il 2 settembre e prenotare una radiografia al ginocchio per il marito. “Senza più speranze ho inviato un fax almeno per avvertire che non mi sarei presentata alla visita avendo un impegno per quella data e volendo lasciare il posto a chi avesse più urgenza. Per mio marito invece ci siamo rivolti al privato. Una sconfitta insomma”.

Centinaia le segnalazioni arrivate da metà agosto anche a Cittadinanzattiva, l’organizzazione che tutela i diritti dei malati. La Regione Lazio contattata dal Fatto spiega che il disservizio è stato causato dal cambio di appalto. Dal 22 luglio è subentrata alla cooperativa aCapo (ex Capodarco) la nuova società appaltante del servizio Recup, la Gpi spa (che tra l’altro gestisce anche il recup di Lombardia, Abruzzo e Provincia di Trento). Il passaggio di consegna però non è andato liscio come l’olio. “Ci sono stati di allineamento dei sistemi informatici” è la giustificazione che ci danno gli uffici regionali. Anche loro però non se lo aspettavano. Ma il danno è ormai fatto. Tre giorni fa Lazio Crea, società a totale controllo regionale che segue le attività tecnico-amministrative, ha mandato una lettera alla Gpi spa per segnalare le lamentele da parte dei cittadini che non riuscivano ad accedere al servizio di prenotazione Recup delle prestazioni sanitarie, richiedendo pertanto “di mettere in atto ogni soluzione al fine di risolvere eventuali problematiche e disagi riscontrati dagli assistiti”. La Gpi allora si è messa al lavoro sui server. Oggi la linea non cade più ma i tempi di risposta possono essere ancora lunghi.

Nell’ultimo mese negli studi dei medici di famiglia a indignarsi contro questo enorme disagio non sono stati soltanto i pazienti. Anche i dottori, che non potevano più prenotare le visite urgenti (cui il cittadino ha diritto entro 72 ore) tramite il numero a loro riservato. “Non funzionava e ho dovuto per forza mandare il paziente al pronto soccorso – dichiara sconcertata Pina Onotri, segretario generale del sindacato dei Medici italiani (Smi) -. Le prestazioni con codice di priorità U, cioè urgente, non possono essere prenotate dal cittadino né allo sportello, né al telefono, ma direttamente da noi chiamando l’800986867, che però ci metteva in attesa finché la linea cadeva”. Qualche fortunato ce l’ha fatta ma ha avuto molta pazienza. Ma chi fa questo mestiere non ha tempo da vendere. Nella chat di Whatsapp dei medici di tutto il Lazio sono piovute proteste. “Mi hanno messo in attesa per 50 minuti. Ovviamente ho desistito” ha scritto un camice bianco. “Normalmente non aspetto più di un minuto – racconta un altro -. Questa volta due tentativi da 45 minuti ciascuno”. Ancora: “Da 400esima in attesa arrivavo a 150 circa, caduta della linea e via da capo. Non è stato possibile parlare”.

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