C’è una grande differenza tra ritorno al passato e ritorno alle origini. Il primo significa spesso aggrapparsi al peggio. Il secondo, invece, vuol dire recuperare la propria identità. E richiede coraggio. Oggi Movimento Cinque Stelle e Pd non sono accomunati soltanto dal timore della Lega. C’è altro che li lega (con la ‘l’ minuscola): l’opportunità di recuperare i propri valori fondanti. Che non sono così diversi come si è pensato finora. E forse proprio per questo i due partiti si sono scontrati tanto duramente.

Già, il Movimento è molto più distante dalla Lega che non dal Pd. Il partito di Matteo Salvini è quello che per anni è stato il fedele servitore di Silvio Berlusconi all’epoca delle leggi vergogna e dei condoni edilizi. La Lega è il partito che deve 49 milioni allo Stato. Il Carroccio ha avuto nel recente passato esponenti di vertice indagati e condannati in primo grado. Non solo: la Lega in passato si è gettata in avventure bancarie (Credieuronord) e nel mondo del gioco (Bingo.net). Per non parlare della giustizia e dell’ambiente, due punti cardine dell’azione di governo in cui Lega e Cinque Stelle hanno sempre avuto distanze siderali.

Certo, il Pd nel recente passato da partito di governo era diventato partito di potere. Ha rischiato di tradire alcuni suoi valori fondanti preso dal delirio di affrancarsi dal proprio passato.
Tanti errori, diversi orrori. Ma non è mai stato guidato da un pregiudicato, né ha firmato le sue peggiori leggi. Eppure pare strano che nessuno dei massimi esponenti del Pd rifiuti di rinchiudersi sulla difensiva. Insomma, che nessuno abbia uno scatto d’orgoglio.

Chi scrive è stato sempre un critico del Pd, fino a dedicargli interi libri. Però questo resta un partito con una storia, che nel proprio dna ha la difesa dei diritti, dell’uguaglianza, delle pari opportunità, dei diritti dei lavoratori e degli ultimi.

Vero, il governo nasce dall’unione di due debolezze, forse nessuno dei due azionisti poteva permettersi di andare al voto. Ma forse da questo potrebbe nascere una grande occasione (sempre che si sappia coglierla): M5S e Pd devono fare di necessità virtù. Come in quelle storie d’amore con due partner un po’ logori che non si sa se siano animati da altruismo o egoismo, da passione o da timore. Ma per farcela i due amanti hanno una sola strada: affrancarsi dal centrodestra e da Salvini che finora hanno corteggiato o scimmiottato. Devono, insomma, distinguersi e per farlo sono costretti a recuperare la propria identità.

Qui hanno molti elementi in comune: l’ambiente, tanto per cominciare. Ma anche la giustizia sociale, la giustizia (lotta a corruzione, mafie, evasione), la battaglia per sanità e scuola pubbliche. Ma anche l’impegno in difesa dei diritti civili, per la tutela dei deboli (compresi gli immigrati che i Cinque Stelle hanno colpevolmente scaricato). Per non dire di una rinnovata attenzione per quanto succede oltre i nostri confini, perché dal mondo arrivano anche occasioni, non soltanto pericoli.

M5S e Pd ora non hanno alternative. Se si limiteranno a sopravvivere, finiranno presto. L’unica possibilità è rischiare il tutto per tutto (le reali intenzioni si vedranno subito dai nomi dei ministri). L’interminabile campagna elettorale che ci accompagna da anni ora deve finire. Si può soltanto governare. E per fare politica, quella vera, non bastano tweet e contratti, ma bisogna condividere un’idea della vita comune. D’accordo, non ci sono più le ideologie, ma gli ideali sì. Senza, lo ha dimostrato l’alleanza gialloverde, non si va da nessuna parte.

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