Giorni di decisioni e di dibattito, il governo pian piano sta prendendo forma e grande importanza hanno le tematiche programmatiche che Pd e M5S pongono al centro della propria proposta. Ci sono diversi elementi di confronto che, lasciando ben sperare per le scelte future, in alcuni casi si rivelano addirittura essere anche punti di contatto.

Mi riferisco in particolare al tema dell’innovazione tecnologica, centrale nel dibattito globale ma ancora poco affrontato dalla politica italiana, per il quale è ormai doveroso un salto in avanti ambizioso e mai fatto in precedenza. Tema assente, tra l’altro, dall’orizzonte programmatico della Lega, ma su cui Pd e M5S potranno e dovranno lavorare insieme, visto il comune interesse dimostrato nella legislatura in corso.

Ulteriore riflessione importante è l’attuazione di una politica industriale integrata di cui il nostro Paese ha infinitamente bisogno, così all’innovazione vanno affiancati il commercio estero, motore della crescita economica italiana, ed il turismo, che già ha grande peso in termini di Pil e occupazione ma con enormi margini di crescita se inserito in un disegno industriale.

Innovazione, commercio estero e turismo: materie tra loro interconnesse che avranno un ruolo centrale nelle scelte politiche dei primi mesi di attività del prossimo governo.

Innovazione

Il premier Giuseppe Conte stesso ha rilanciato la necessità di costituire un ministero dell’Innovazione. Notizia felice in quanto l’Italia deve mettersi in condizione di recuperare terreno rispetto a tutti i competitor europei che da anni se ne sono dotati. Un segno che denota la consapevolezza di armarsi a dovere per affrontare degnamente una tematica così centrale nello sviluppo e nel futuro della nostra società.

È inoltre ormai noto a tutti che l’intelligenza artificiale ha un impatto sempre più veloce ed incrementale sulla collettività, che va governato a livello europeo se non globale ed anche per questo è impellente creare una cabina di regia politica sul tema e allocare risorse adeguate alla necessità e ai tempi.

In tema di innovazione la proposta di legge da me depositata lo scorso settembre alla Camera, lo Start Act, si propone la finalità di creare uno choc fiscale per aumentare in maniera drastica gli investimenti privati in innovazione, attraverso startup, PMI innovative e fondi di venture capital che investano in esse. Primo punto della proposta è l’aumento del credito d’imposta al 70% dell’investimento effettuato da privati, persone fisiche o aziende, in start-up e PMI innovative.

Ulteriore proposta è un iper-ammortamento del 170% per imprese che acquistano beni e servizi forniti da startup o PMI innovative e a questa seguono altre 13 proposte, che riguardano il rientro di capitale umano dall’estero, facilitazioni per le assunzioni, attrazione di imprenditori da tutto il mondo, attrazione di manager senior verso start-up e PMI innovative, incentivi per migliorare il trasferimento tecnologico dai centri universitari, e molto altro ancora.

Per finalizzare questa proposta ho incontrato più di 50 stakeholder del settore, che guardano con serio interesse al nostro accordo di governo, poiché per la prima volta si siedono al tavolo due attori fortemente pro-innovazione.

Commercio estero

L’export ha avuto un ruolo trainante questi anni per la crescita del nostro Pil e della nostra occupazione, oltre a rappresentare culturalmente e rendere grande l’Italia nel mondo. Considerata la sua importanza quello che può essere messo in campo è molto, e va fatto con visione sistemica e strategica, che portano con sé un importante numero di risorse allocate. Proprio in seguito ad incontri e riflessioni avute negli ultimi mesi con esponenti di imprese che sono colonne del Made in Italy, suggerisco di mettere in atto le seguenti politiche:

– Credito d’imposta del 50% degli investimenti di marketing effettuati da PMI per la comunicazione su piattaforme digitali globali;
– Credito d’imposta del 50% degli investimenti di Pmi per l’apertura di punti vendita diretti in mercati globali e per la partecipazione a fiere di settore globali;
– Costituzione Fondo Nazionale per il Made in Italy con risorse congrue (minimo 100 milioni in 3 anni), per piani integrati di comunicazione (online ed offline) e partnership con le principali piattaforme digitali globali

Sono misure che stimolano e motivano i privati ad aumentare i propri investimenti all’estero con lo strumento del credito d’imposta, con l’aiuto fiscale dello Stato, ma lasciano però le decisioni su come allocare gli investimenti stessi all’efficienza delle imprese che sui mercati internazionali competono ogni giorno.

Turismo

Il turismo è industria, e come tale va gestito, ed è fortemente interconnesso al commercio internazionale e al valore intrinseco del Made in Italy. Comunicare l’Italia e i valori dei nostri prodotti e del nostro territorio vuol dire allo stesso tempo aumentare il volume dei prodotti venduti nel mondo e l’attrazione di turisti che imparano a conoscere ed amare sempre di più il nostro Paese e la nostra cultura.

Il turismo è fonte di occupazione soprattutto in aree in cui sono presenti svantaggi strutturali legati a fattori di distinzione che ostacolano la specializzazione in altre attività produttive: se ben gestito, dunque, diventa una delle principali forme di riduzione delle diseguaglianze tra le diverse aree della nostra Nazione.

Dopo anni di buon governo delle politiche del turismo tutto si è fermato con la gestione leghista, come da dichiarazione dello stesso Gian Marco Centinaio: “Sul turismo potevamo fare di più”. Ora è il momento di rilanciare sugli investimenti privati in infrastrutture con la formula già di successo, dal 2014 al 2018, del credito d’imposta, su cui le risorse assegnate devono poter essere ancora più ampie ed ambiziose. Si deve agire sull’evasione fiscale, sull’attività di intermediazione attraverso le piattaforme web, sulla comunicazione integrata del Paese verso il mondo, un mondo che richiede sempre più Italia, che desidera sempre più Italia, ma che deve essere attratto e soddisfatto con orgoglio.

Innovazione, commercio estero e turismo.

Se sapremo mettere al centro dei nostri programmi questi tre temi, metteremo a sistema parti diverse di una politica industriale di cui il nostro Paese ha bisogno per imparare di nuovo a camminare con gambe forti perché l’orizzonte sia la crescita economica e la crescita costante dell’occupazione. Se agiremo in tal senso, per il valore del nostro Paese e per noi Italiani i risultati saranno positivi e ne riconosceremo i meriti, perché sarà stato l’esempio di una politica che si pone obiettivi ambiziosi e li persegue, pur partendo da vedute molto distanti.

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