E’ stato tra i primi a difendere la linea di Beppe Grillo e a chiedere di far partire un dialogo con il Partito democratico. Oggi, a meno di 24 ore dalla consultazione sulla piattaforma Rousseau, il senatore M5s Primo Di Nicola annuncia che voterà Sì al governo Conte 2. “Sulla base di un contratto condiviso abbiamo governato con una Lega francamente indigeribile“, dice a ilfattoquotidiano.it, “non vedo perché non si possa fare altrettanto con un chiaro e ambizioso programma sottoscritto dal Pd e garantito da un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte“. Chi dichiara un “No preventivo”, secondo il senatore e giornalista, non solo compie “una scelta ideologica e di campo che prescinde dalla necessità che abbiamo spiegato ai cittadini in campagna elettorale”. Ma “ricatta i colleghi”, minacciando di far venire meno la maggioranza in Parlamento. In ogni caso però, se gli iscritti non dovessero dare via libera al governo Pd-M5s, Di Nicola, che assicura di non “avere dubbi sul buon funzionamento della piattaforma”, garantisce che seguirà il volere degli iscritti: “Le regole interne si rispettano, ma sarebbe un disastro per il M5s e per il Paese”.

Senatore ha già deciso cosa voterà su Rousseau?
Voterò sì al quesito: “Sono d’accordo che il Movimento 5 stelle faccia partire il governo insieme al Partito Democratico presieduto da Giuseppe Conte”.

Ipotizziamo che la proposta venga bocciata. Lei come si comporterà?
Rispetterò l’esito della consultazione e della volontà espressa dalla base. Negherò la fiducia al nuovo esecutivo, ma voglio sperare che non si giungerà a tanto, sarebbe un disastro per il M5s e per il Paese.

Se lo ritiene un disastro, perché non dissociarsi e votare la fiducia comunque all’esecutivo Conte?
Perché le regole interne si rispettano, si rispettano le decisioni della maggioranza, anche se ho visto che qualcuno sta di fatto condizionando e ricattando i colleghi parlamentari e il Movimento facendo conoscere e propagandando il suo No preventivo a qualsiasi ipotesi di sostegno al tentativo del presidente Conte.

Ricatti?
Ci sono colleghi parlamentari che minacciano di togliere i voti e far mancare la maggioranza in Parlamento.

Ma si riferisce a qualcuno in particolare? Finora per il No si è schierato apertamente solo Paragone.
Nessun riferimento particolare, parlo a tutti e a nessuno. Anche per dire con chiarezza che questo atteggiamento, nulla ha a che vedere con i principi del M5s con il quale mi sono candidato al Senato: post-ideologico, trasversale, interclassista.

Sta dicendo che secondo lei votare No è contro i valori del M5s?
Voglio dire che quel No preventivo è una scelta ideologica e di campo che prescinde dalla necessità che abbiamo spiegato ai cittadini in campagna elettorale, per la quale abbiamo chiesto il loro voto. E’ una scelta ideologica in base alla quale ciascuno rivela quel che realmente è: destra, sinistra, centro, progressista, conservatore, filoleghista, a prescindere da qualsiasi contenuto programmatico che pure tanto interessa i cittadini. Niente di male, per carità, ma a condizione che si parli chiaro e non si mischino le carte inquinando il dibattito.

C’è chi dentro il Movimento sta consapevolmente “inquinando il dibattito”?
Il fatto è che con queste posizioni ideologiche si manda al macero e si tradisce un preciso impegno assunto con gli elettori e correttamente mantenuto da Di Maio dopo le elezioni del 4 marzo 2018 quando, rivolgendosi alle altre forze politiche, ha detto: signori, questi sono i punti irrinunciabili del nostro programma, noi governiamo con chi ci sta. Ebbene, sulla base di un contratto condiviso abbiamo governato con una Lega francamente indigeribile, non vedo perché non si possa fare altrettanto con un chiaro e ambizioso programma sottoscritto dal Pd e da altre forze di sinistra, a cominciare da Leu, e garantito da un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte.

Sulla linea in queste ore c’è stato uno scontro forte tra Di Maio e Grillo. Quali saranno le conseguenze per il Movimento?
Io non so cosa si siano detti Di Maio e Beppe Grillo. Grillo è intervenuto indirizzando il percorso del M5s verso una collaborazione con il Pd. Di Maio non ha mai detto no a questa collaborazione. Certamente ha tenuto alta la posta in gioco cercando di portare a casa il massimo del risultato possibile per il Movimento 5 stelle.

Il gruppo parlamentare ha dato mandato a Di Maio per trattare con il Pd. Sono ancora compatti?
Ci sono malumori, è vero, e aggiungo che sono anche comprensibili, visti i rapporti intercorsi con il Partito democratico e soprattutto le scelte sbagliate che il Pd ha fatto negli ultimi anni in campo economico, sociale e nel quadro dei rapporti con l’Unione e la Commissione europea. Ma adesso abbiamo una opportunità che dobbiamo assolutamente cogliere con un nuovo governo, un governo di svolta che permetta di riformare a fondo questo Paese.

Quali sono queste riforme prioritarie su cui il Movimento vuole lavorare ancora?
Potremo fare politiche ambientali davvero incisive, cambiare il sistema-giustizia, avviare le infrastrutture necessarie, legiferare finalmente sui conflitti di interesse, risolvere le emergenze idrogeologiche e sismiche, cambiare gli assetti della Rai, garantire istruzione gratuita a chi ne ha bisogno e cercando, per quanto si può, di realizzare quelle misure visionarie in tema di innovazione delineate da Beppe Grillo e sposate anche dal Pd. Ecco quello che rischiamo di perdere se bocciassimo la formazione del nuovo governo Conte. Ci assumeremmo gravi responsabilità politiche nel contingente, per non parlare del resto.

Il M5s è di fronte a un bivio?
Il voto è decisivo per le sorti del Paese. Ma anche per il Movimento 5 stelle. Attraverso il voto si capirà se il M5s è forza realmente di governo o è ancora preda di pulsioni contestatrici e antisistema, che in altri tempi avremmo definito semplicemente come estremistiche. E se vuole limitarsi a essere opposizione inconcludente.

C’è chi mette in discussione la sicurezza del voto su Rousseau. Lei si fida del risultato?
Io non ho dubbi sul buon funzionamento e la genuinità dei risultati che fornisce. D’altra parte la critica del Garante della privacy non toccava la correttezza della consultazione, ma chiedeva maggiore tutela dei dati personali.

Se vince il No cosa succede?
E’ chiaro a tutti che se Conte non decolla si va ad elezioni, con la prospettiva di essere come M5s ridimensionati, se non annientati dalla forza preponderante che i sondaggi assegnano a Lega e centrodestra. Ebbene, ai nostalgici di Salvini e ai fautori dell’andata a tutti i costi alle urne domando: che interesse abbiano noi e i nostri elettori ad assecondare questa prospettiva?

Ritiene che in questo momento il ritorno alle urne sia l’opzione peggiore?
Così consegneremo il Paese alla peggiore destra che l’Italia repubblicana ha conosciuto, con le sue pulsioni razziste, autoritarie, sovraniste. Vogliamo davvero dare a Salvini i pieni poteri per cancellare le riforme che tanto abbiamo voluto e faticato a realizzare? Vogliamo consentirgli di cancellare il reddito di cittadinanza, il decreto Dignità o di aprire con l’Europa un conflitto che ci porterebbe fuori dall’Unione, dall’Euro e dalla nostra storica collocazione internazionale, magari verso quella più gradita alla Russia di Putin? Non credo che tale prospettiva sia così allettante per il Movimento, per i suoi iscritti e per i nostri elettori. Si tratta chiaramente di una prospettiva suicida. Per questo dirò Sì alla formazione del nuovo governo Conte con il Pd, sicuro che anche gli iscritti a Rousseau sapranno fare la scelta giusta nell’interesse del Paese e del ruolo centrale che il M5s dovrà continuare ad avere.

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