Fino ad ora la sessuologia clinica si è occupata soprattutto delle patologie più comuni che riguardano prevalentemente le prime tre fasi della risposta sessuale: desiderio, eccitazione e orgasmo. Infatti, è possibile rilevare un numero maggiore di casi patologici collocati tra queste prime tre fasi. Probabilmente tale casistica ha in parte contribuito a mettere in secondo piano l’interesse per la fase di risoluzione che si colloca dopo l’orgasmo. Una delle patologie che caratterizza questo momento di “recupero” post orgasmico è proprio la disforia post coitale (Pcd).

La Pcd è un fenomeno caratterizzato dall’insorgenza di sentimenti malinconici, di tristezza o irritabilità improvvisa, a seguito della sperimentazione di un orgasmo. L’ansia, il pianto, i sentimenti depressivi o l’aggressività sono alcuni dei sintomi riconducibili ad esso; chi ne soffre può sperimentare il protrarsi di questa condizione di malessere post orgasmica, per vari minuti, ore o addirittura giorni. È una condizione debilitante, chi ne è affetto infatti la percepisce come un handicap.

La Depressione post coitale è effettivamente un impedimento che va ad intaccare l’ambito psicologico dell’individuo, ma che determina soprattutto conseguenze pratiche nel contesto relazionale, diventando invalidante a tal punto da indurre, in casi estremi, a rinunciare ad avere una relazione stabile.

Fino a poco tempo fa si pensava che questa patologia potesse riguardare solamente le donne: in realtà fra gli uomini è molto più comune di quel che potrebbe sembrare. Da sempre la società ha contribuito a sostenere la falsa credenza di un piacere maschile molto semplice e meccanico. Recentemente, invece, si sta pian piano sviluppando la consapevolezza del fatto che la sessualità del sesso “forte” sia molto più complessa di quello che tendenzialmente le persone credono, e che sia particolarmente influenzata dalla sfera emotiva.

A dimostrare ciò è il recentissimo studio condotto da Maczkowiack e Schweitzer, della School of Psychology and Counseling della Queensland University of Technology, condotto su un campione di 1.208 uomini, provenienti da diversi paesi fra cui Russia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Germania, di età compresa fra i 18 e gli 80 anni. Lo strumento utilizzato nello studio è stato un questionario online anonimo, che indagava i vissuti e gli eventuali sintomi postcoitali. I dati riportati hanno evidenziato che il 41% degli uomini aveva sperimentato Pcd nella propria vita, il 20% aveva esperito la patologia nell’ultimo mese e il 4% ne soffriva regolarmente.

I ricercatori comunque hanno affermato che non ci sono ancora cause certe che possano spiegare l’insorgenza di tale patologia, ma è possibile sostenere che sembrerebbe esserci una correlazione fra la Pcd e gli abusi sessuali infantili, le passate esperienze negative con la sessualità e una generale sofferenza psicologica. Studi di questo genere risultano di estrema utilità per quanto riguarda la dimensione sociale, poiché contribuiscono a sfatare falsi miti che limitano gli individui interessati, consentendo loro di esprimere il proprio disagio senza correre il rischio di sentirsi strani o incompresi, evitando in tal modo di aggiungere ulteriore disagio alla situazione problematica.

Diffondere fra la popolazione la consapevolezza dell’esistenza della Disforia post coitale, come anche delle altre patologie sessuali, aiuta le persone ad acquisire consapevolezza del disagio e allo stesso tempo di poterne uscire, se sono disposte a sottoporsi al giusto trattamento. Per quanto riguarda le cause, sembrerebbe che la probabilità che la Pcd possa avere cause biologiche sia molto bassa. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che possa essere una conseguenza di sbalzi molecolari degli specifici ormoni implicati nell’attività sessuale (come il calo repentino delle endorfine e dell’ossitocina), per questo motivo è necessario un approccio bio-psico-sociale che tenga sempre conto contemporaneamente degli aspetti biologici e psicologici.

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