Un atto di forza scritto ovvero una denuncia per far “scendere i 34 della Mare Jonio“. Lo ong Mediterranea saving humans ha inviato una mail al Centro di coordinamento marittimo italiano per chiedere “un porto sicuro di sbarco” rappresentando ancora una volta “le condizioni psicofisiche di estrema vulnerabilità delle persone a bordo dovute ai loro tragici vissuti e alle violenze subite in Libia. Condizioni aggravate – sottolinea la ong – dall’esperienza della morte di sei compagni di viaggio e dall’attuale situazione di incertezza e di sospensione del diritto in cui versano che si configura come ‘trattamento inumano e degradante'”. Nella zona è giunta anche l’Alan Kurdi: il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane per l’imbarcazione battente bandiera tedesca. È il caso della mare Jonio, però, a entrare nella discussione politica: “Queste cose non vogliamo più vederle. Non è umano. Fate scendere subito questi esseri umani #MareJonio” scrive su Twitter il segretario Pd Nicola Zingaretti. E il suo tweet viene rilanciato anche dall’ex premier Matteo Renzi.

Si tratta infatti della terza notte sull’imbarcazione per i naufraghi rimasti sulla nave dopo il trasbordo di 64 tra malati, donne e bambini. Venerdì è stata eseguita una ispezione dei medici del ministero della Salute per verificare le condizioni delle persone a bordo. La ong però ribadisce il rischio di “emergenza igienico-sanitaria” a bordo: “Siamo sempre più preoccupati per le condizioni psicologiche dei sopravvissuti, i 28 uomini e le sei donne che sono rimasti a bordo con noi. Hanno già passato l’inferno: quanto possono reggere ancora, bloccati in mezzo al mare?”, si legge sull’account Facebook.

Nella mail invece l’organizzazione non governativa ricorda “la recentissima pronuncia del gip di Agrigento nella vicenda della nave Open Arms, nella quale è stato ribadito come “il Coordinamento delle operazioni di salvataggio ricada ‘sullo Stato che per primo ha ricevuto notizia di persone in pericolo in mare fino a quando il Rcc (Centri di coordinamento marittimo, ndr) competente per l’area non abbia accettato tale responsabilità’. Nel nostro caso questo Stato è l’Italia”. L’obbligo di salvataggio delle vite in mare, sostiene Mediterranea, “costituisce un dovere degli Stati e prevale sulle norme e sugli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’Immigrazione irregolare. La nostra Costituzione dice chiaramente che il diritto internazionale prevale sul Decreto Sicurezza che in questo momento ci tiene fuori dalle acque territoriali”. “Torniamo a chiedere con forza – conclude – che le Istituzioni italiane non continuino in questa violazione del diritto e dei diritti e che prevalga dopo mesi di illegalità e cattiveria gratuita il rispetto delle persone e delle leggi, ribadendo che in caso contrario siamo pronti a denunciare questi comportamenti in tutte le sedi competenti. Adesso fateli sbarcare”.

La nave si trova a 13 miglia da Lampedusa, al limite delle acque territoriali, visto che persiste il divieto di sbarco firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e controfirmato dai suoi colleghi Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, mentre proprio sui decreti sicurezza voluti dal leader leghista si discute durante la formazione del nuovo governo. “L’equipaggio sta facendo tutto il possibile, e ci stiamo attrezzando per l’impossibile, per cercare di rassicurarli e tranquillizzarli”, scrive Mediterranea su Facebook.. “Ma quanto ancora può durare? Quanto si può tirare la corda della resistenza di un essere umano, prima che si spezzi? E quando si spezza, cosa succederà? E di chi sarà la responsabilità? Queste persone hanno bisogno di sbarcare. Ora. Non possono più aspettare“. In particolare, la denuncia di Mediterranea riguarda la mancanza di acqua destinata a uso igienico e alle altre necessità di bordo e la presenza a bordo di rifiuti derivanti dal salvataggio e dalla permanenza dei naufraghi (come i vestiti impregnati di benzina): “Il rischio di malattie è aggravato dalla mancanza d’acqua, con conseguenti possibili danni per la salute di naufraghi ed equipaggio”, dice la ong.

Motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza si danno il cambio vicino alla Mare Jonio per fornire assistenza in caso di necessità. Nel pomeriggio di venerdì c’è stata la visita a bordo dell’armatore Alessandro Metz e dell’eurodeputato e medico Pietro Bartolo, che hanno portato provviste e verificato le condizioni di naufraghi ed equipaggio. Nel frattempo, il Garante dei detenuti, Mauro Palma, ha scritto al premier Giuseppe Conte sollecitando una soluzione ed esprimendo “sgomento nel vedere le immagini dello sbarco di bambini”. “Dal 28 agosto le 98 persone soccorse nel Mediterraneo centrale si sono trovate sotto la completa e diretta responsabilità dell’Italia, Stato di bandiera del vascello, e, quindi, sotto la giurisdizione del nostro Paese, titolare in via esclusiva della vicenda. Una situazione che non può e non deve ulteriormente protrarsi”, ha aggiunto Palma. Si rivolge a Conte anche un gruppo di ong, dall’Arci ad Amnesty, per chiedere lo sbarco.

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