Di solito il governatore del Veneto Luca Zaia è uno dei leghisti più controllati, forse perché da quasi dieci anni amministra una regione. Ma a Conselve, durante la cena con Matteo Salvini e un migliaio di militanti bisognosi di essere rassicurati sull’evoluzione dei fatti politici, il governatore perde il suo aplomb istituzionale. E incita a prepararsi a “fare la rivoluzione“. Rivolgendosi agli aficionados del Carroccio ha pronunciato poche parole ma incendiarie. In tre passaggi chiave.

Il primo: “Da qui alle prossime elezioni voglio un popolo pancia a terra”. Che è un chiaro invito a concentrarsi sull’appuntamento con la storia che la Lega considera cruciale, sia che avvenga ora, nel caso la crisi non dovesse dar vita a un nuovo governo, sia in un futuro più o meno prossimo. Secondo passaggio, destinato a creare polemica, per la carica eversiva di incitamento alla rivolta. “Vi aspetto tutti in strada pronti a fare la rivoluzione”. Terzo passaggio: “Le piazze devono essere piene. Ci vediamo prima a Pontida e poi a Roma“. Così ha marcato i prossimi appuntamenti per il popolo leghista, il 15 settembre sul prato storico del movimento, dove Umberto Bossi invitava i suoi a dividere la Padania dall’Italia, e il 19 ottobre per la manifestazione antigovernativa già annunciata da Salvini.

Le parole di Zaia hanno suscitato reazioni da esponenti del Pd. : “Lui è presidente di Regione e il suo capo è ancora ministro dell’Interno. Incitare i cittadini ad andare per strada ed organizzare la rivoluzione è gravissimo”, ha twittato il senatore Davide Faraone. Non da meno Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd: “Il presidente Zaia ha perso il controllo. Invita a scendere in strada ed essere pronti alla rivoluzione, parole che sono eversive e lesive di uno stato di diritto”. E ha aggiunto: “Stupisce che il governatore veneto non abbia mai pensato di scendere in piazza quando il governo gialloverde non faceva niente per la sua Regione, quando non veniva dato seguito all’Autonomia che i cittadini avevano votato. Oggi pronuncia parole che sarebbero gravi se dette da un cittadino qualunque, ma pronunciate da un presidente di Regione e uomo che dovrebbe rappresentare le istituzioni democratiche sono inaccettabili”.

La fibrillazione in casa della Lega è palpabile, anche se nessuno contesta il segretario Salvini per l’apertura di una crisi che potrebbe non portare alle elezioni, come il ministro dell’Interno avrebbe voluto. Solo un grande vecchio come Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, può permettersi di farlo. Intervistato dall’emittente locale Antenna Tre, il novantenne “sceriffo” ha detto: “Un capo che sbaglia deve pagare, e anche chi si era messo ad angolo retto davanti a lui. Ha sbagliato a non prevedere le conseguenze delle sue azioni, quando un capo dovrebbe fare esattamente questo. Ora la scelta sta a lui: o continuare, o nominare una persona in sua sostituzione come capo carismatico della Lega”. L’accusa è di aver aperto la crisi spalancando la strada a un’intesa Pd-M5S.

“Salvini, non hai tenuto conto di trecento parlamentari che prendono 17mila euro al mese, che avrebbero dato tutto pur di rimanere seduti su quegli scranni dorati. Non hai capito che le tue affermazioni ‘voglio tutto il potere’ e ‘andiamo da soli’ contrastano con i proverbi dei nostri vecchi, che cinque schei de mona fa ben a tutti”. Il detto veneto significa che è meglio fingersi tonti, per poi essere più furbi degli avversari. E invece? “Le masse sono fluttuanti, il popolo è una banderuola. Se il prossimo governo porterà qualche provvedimento che ridurrà le tasse o eliminerà le accise, come anche Salvini voleva fare, per la Lega il futuro sarà difficile. Il popolo va da chi offre possibilità di sopravvivere. Salvini ha sbagliato e ha dato in mano l’Italia alla demagogia dei trinariciuti e dei bolscevichi. E quando i comunisti prendono il potere non ce n’è per nessuno”.

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