La sfida, punto di caduta politico dell’intero discorso, arriva nelle ultime battute: “Se volete completare il percorso di riforme intrapreso, noi ci siamo: tagliamo i parlamentari, facciamo una manovra coraggiosa e poi tutti al voto. Altrimenti se volete andare al governo con il Pd di Renzi, Lotti e Boschi, auguri”. Nel giorno in cui al Senato Giuseppe Conte dichiara finita l’esperienza del governo M5s-Lega e annuncia la volontà di rimettere il mandato nelle mani di Sergio Mattarella, Matteo Salvini ribadisce l’offerta fatta agli ormai ex alleati il 13 agosto.

Così facendo, il vicepremier rilancia la palla nel campo avversario e prova a far ricadere la responsabilità della crisi sul presidente del Consiglio e dei 5 Stelle che considerano l’ipotesi di un governo con il Pd: “Ho staccato io la spina al governo? – replica Salvini ai cronisti mentre in Aula è in corso la discussione – La spina si stacca in Parlamento, se il presidente Conte si autostacca la spina è una scelta sua, se da domani qualcuno è al tavolo con Renzi….vuol dire che c’era un disegno preordinato“. E, a conferma, arriva la decisione della Lega di ritirare la mozione di sfiducia contro il premier. Come a dire: non siamo stati noi a causarne la caduta.

Due le ragioni della decisione, secondo fonti leghiste: la prima è che non avrebbe senso dopo aver ascoltato il premier annunciare le dimissioni. La seconda è che avendo Salvini invitato i 5 Stelle a lavorare assieme per completare le riforme, sarebbe stato incoerente presentarla prima di aspettare la replica del premier.

Rifarei tutto quello che ho fatto“, aveva esordito in Aula il vicepremier leghista, l’uomo che l’8 agosto ha innescato la crisi, nella sua risposta a Conte. Poi aveva ribattuto punto per punto alle principali critiche avanzate dal premier. Sono qua “con la grande forza di essere un uomo libero, quindi vuol dire che non ho paura del giudizio degli italiani, in questa aula ci sono donne e uomini liberi e donne e uomini un po’ meno liberi. Chi ha paura del giudizio del popolo italiano non è una donna o un uomo libero”, aveva scandito dai banchi dell’opposizione dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio seduto alla sua destra in quelli del governo. “La libertà consiste nel non avere nessun padrone e io non voglio l’Italia schiava di nessuno. Non voglio la catena lunga. Sono stufo che ogni decisione debba dipendere dalla firma di qualche funzionario europeo“, aveva aggiunto Salvini, dando al suo discorso una forte impronta anti-Ue.

“E’ una novità di oggi, mi dispiace che il presidente del Consiglio mi abbia dovuto mal sopportare per un anno”, ha proseguito Salvini, replicando a Conte ed elencando alcuni aggettivi con cui il presidente del Consiglio gli ha attribuito un atteggiamento definendolo “pericoloso, autoritario, preoccupante, inefficace, incosciente”. “Mi preoccupa la tua concezione su piazze e poteri, il sistema di pesi e contrappesi preclude vie autoritarie”, era stata una delle principali accuse mossegli dal premier. “Bastava Saviano – la replica di Salvini – per raccogliere tutti questi insulti, un Travaglio, un Renzi, non il presidente del Consiglio”.

Che nel suo discorso aveva criticato l’abitudine del segretario leghista a definire quello gialloverde il “governo dei no“. “Se questo governo s’è interrotto è perché in Parlamento, in Commissione, al governo c’erano tanti signor No“, commenta Salvini, suscitando l’applausi dei suoi. Cosa che accade anche quando il “capitano” affronta il tema del Vangelo sbandierato nei comizi: “Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e di oscurare il principio di laicità alla base dello Stato moderno”, aveva detto Conte (mentre il leader del Carroccio al suo fianco per tutta risposta baciava un crocifisso).

Sul punto Salvini decide di non rispondere nel merito e sposta il discorso: “Gli italiani non votano in base a un rosario, ma con la testa e con il cuore. La protezione del cuore immacolato di Maria per l’Italia la chiedo finché campo, non me ne vergogno, anzi sono ultimo e umile testimone”, replica il capo del Viminale nel tripudio dei leghisti e mentre il senatore Simone Pillon e il ministro degli Affari europei Lorenzo Fontana sventolano un rosario in Aula, prontamente redarguiti dalla Casellati.

Da qui alla citazione colta il passo è breve: “Omnia vincit amor“, l’amore vince sempre”, scandisce Salvini riprendendo una frase di Publio Virginio Marone oltre che riecheggiando il celeberrimo “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” di Silvio Berlusconi. “Avete scelto il bersaglio, eccomi pronto a sacrificarmi, non c’è problema – ha continuato rivolgendosi alle opposizioni – il mio Paese vale più di mille poltrone, non ho paura e non hanno paura gli uomini e le donne della Lega”. Che è “gente libera che risponde solo e soltanto alla popolo italiano, non alla Merkel o a Macron“, gente – scandisce il leader in un tripudio di applausi leghisti – che ha “una idea di famiglia e di figli, che hanno una mamma e un papà, e buon lavoro con il partito di Bibbiano“.

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