Sanzione disciplinare da parte dell’Ordine dei giornalisti al portavoce del governatore Luca Zaia per una omessa rettifica e al giornalista padovano che nel gennaio 2018 aveva invitato i candidati veneti del Movimento 5 stelle a “tirare fuori tutto il peggio” degli avversari degli altri partiti. I provvedimenti, che riguardano fatti completamente diversi, sono stati adottati rispettivamente dai consigli di disciplina dell’Ordine di Roma e di Venezia e in entrambi i casi si è optato per una “censura”, che è il secondo livello di gravità (su quattro) previsto dalla disciplina deontologica professionale e consiste nel “biasimo formale“: è inflitta nei “casi di abusi o di mancanze di non lieve entità” che però non ledono “il decoro o la dignità professionale”.

Nel primo caso, il giornalista Carlo Parmeggiani, capo dell’ufficio stampa del presidente leghista del Veneto, è stato “censurato” per la mancata pubblicazione di una smentita chiesta formalmente dall’architetto Massimo Follesa, vicepresidente del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa. Il 20 gennaio scorso l’Ufficio stampa della giunta regionale aveva diffuso un comunicato riguardante il ricorso della società Salini-Impregilo contro la società Sis, concessionaria dell’opera. “In questo comunicato si sosteneva che il CoVePa avrebbe in qualche modo preso posizione a favore di Salini-Impregilo – è scritto nella segnalazione inviata all’Ordine di Roma, dove Parmeggiani è iscritto – Ma l’assunto è marchianamente falso, poiché la presa di posizione censurata in quel comunicato va riferita ad una uscita sulla stampa ascrivibile ad un altro comitato che si batte contro la Spv”.

La frase incriminata era: “Stupisce che il CoVePa ‘tifi’ per il ricorrente, se non come semplice espressione di puro spirito di contrarietà”. Il CoVePa aveva chiesto una rettifica di cui però non risulta traccia ed è quindi scattata la procedura sanzionatoria. “Il collega non si è presentato in audizione, senza neppure darne comunicazione o chiedere un ulteriore rinvio, né ha fatto pervenire alcuna memoria difensiva”, scrive il collegio di disciplina che parla di “grave mancanza di rispetto”. E conclude: “ Si ha motivo di ritenere che la rettifica richiesta non sia mai stata pubblicata, visto che continua a non esservene traccia e questo sostanzia la grave violazione del Testo unico dei doveri del giornalista”.

Il secondo caso riguarda la campagna elettorale per le politiche 2018. Il giornalista padovano Ferdinando Garavello aveva inviato un messaggio su Telegram ai candidati veneti di M5s. Come riportato nelle motivazioni dell’Ordine dei giornalisti di Venezia, aveva scritto: “Cerca i diretti concorrenti e tira fuori il peggio che si può tirare fuori. Nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni e tutto quello che può servire per fare campagna negativa su di loro”. La notizia era finita sui giornali. Un pandemonio. Il M5s aveva spiegato di aver lanciato la “campagna trasparenza” alla ricerca dei candidati cosiddetti “impresentabili”, ma che non intendeva fare dossieraggio dei precedenti penali di nessuno e che quelle frasi andavano lette in tale contesto. “Il collega – è scritto nelle motivazioni dell’Ordine – dopo aver spiegato di non aver mai ricoperto il ruolo di portavoce del M5s, ma di essere stato semplicemente invitato a partecipare ad una riunione in qualità di esperto di comunicazione, ha ammesso l’errore e si è scusato per il proprio comportamento”. Ma non gli è bastato ad evitare la “censura”.

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