Mentre entrambe le parti sostengono di cercare un nuovo dialogo per arrivare a un accordo sul nucleare, dagli Stati Uniti viene diffusa la notizia di un altro colpo all’esecutivo iraniano. Washington ha annunciato sanzioni contro il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, che “ha agito o ha preteso di agire, direttamente o indirettamente, per conto del leader supremio della Repubblica islamica”, l’ayatollah Ali Khamenei. Sul sito del Dipartimento del Tesoro si spiega anche che è stato disposto il congelamento dei beni di Zarif negli Stati Uniti. In una nota, il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, ha poi aggiunto che “Zarif attua la sconsiderata agenda del leader supremo iraniano ed è la voce principale del regime nel mondo. Gli Stati Uniti stanno mandando un segnale chiaro al regime iraniano che il suo comportamento recente è completamente inaccettabile”.

La scelta, più che ripercussioni economiche, avrà senz’altro delle conseguenze nei rapporti diplomatici già difficili tra i due Paesi, dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare (Jcpoa), i casi delle petroliere saudite e britannica nello Stretto di Hormuz e il presunto abbattimento di un drone Usa nei cieli iraniani. Zarif, infatti, è il capo della diplomazia di Teheran, colui con cui i Paesi stranieri si devono confrontare riguardo a ogni trattativa internazionale. Il ministro degli Esteri, tra l’altro, è da considerarsi una colomba all’interno del governo riformista di Hassan Rohani, che già in passato ha spinto per favorire il dialogo con gli avversari internazionali, compresi gli Stati Uniti. Lo testimoniano anche le recenti aperture proprio a un dialogo con Washington e, addirittura, a sedersi a un tavolo con l’Arabia Saudita, il grande rivale regionale. Proprio mercoledì, il capo diplomatico ha dichiarato che “se l’Arabia Saudita è pronta al dialogo, noi siamo sempre pronti al dialogo con i nostri vicini. Non abbiamo mai chiuso la porta al dialogo con i nostri vicini e mai lo faremo”.

Da parte sua, Zarif ha risposto all’annuncio Usa su Twitter, dicendosi minimamente colpito dalla decisione dell’amministrazione del presidente Donald Trump: “Il motivo per cui gli Usa hanno designato me è che sono il ‘principale portavoce dell’Iran nel mondo’. La verità è così dolorosa? Non ha effetto su di me o la mia famiglia, visto che non ho né proprietà né interessi fuori dall’Iran. Grazie per avermi considerato una minaccia così grande alla vostra agenda”.

Più duro il commento del presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rohani: “Gli americani ricorrono a comportamenti infantili. Ogni giorno affermano ‘vogliamo parlare senza precondizioni’ e poi sanzionano il ministro degli Esteri”. Gli Stati Uniti “hanno paura delle interviste rilasciate” da Zarif, ha aggiunto Rohani, riferendosi a una serie di dichiarazioni fatte dal capo della diplomazia di Teheran in occasione della sua recente visita a New York per un evento delle Nazioni Unite.

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