Direi che bastano i primi tre secondi del famoso pezzo “Take my breath away” di Berlin per ripiombare negli anni 80, mentre davanti ai nostri occhi compaiono le immagini di Tom Cruise in sella alla sua moto, giubbotto di pelle, sorriso ammaliante e quello sguardo da finto bravo ragazzo che ha fatto impazzire donne, uomini, cani, gatti e colibrì.

Il film era Top Gun, anno 1986 e un giovanissimo e sexy Cruise interpretava Pete “Maverick” Mitchell tenente pilota di un jet F-14 della Marina degli Stati Uniti. Da lì in poi tutti i maschi del mondo decisero di usare il giubbotto di pelle come strumento di acchiappo facile, purtroppo con risultati discutibili nella maggior parte dei casi. Nel film comparivano anche un attraente Val Kilmer, che interpretava Tom “Iceman” Kazinsky e Kelly McGillis nei panni della bellissima istruttrice della scuola Top Gun Charlie Blackwood, la quale fa capitolare il nostro figo pilota al primo sguardo.

A distanza di 33 anni, ecco pronto il sequel del film cult degli anni 80 dal titolo Top Gun: Maverick, diretto da Joseph Kosinski e con Tom Cruise ancora nei panni del pilota Maverick. Nel trailer, che gira sulla rete da qualche giorno, lo si può ammirare nuovamente in sella alla sua moto, il viso più maturo e aiutato da qualche punturina ben “assestata”, ma non certo privo del fascino di un tempo e l’immancabile giubbotto di pelle marrone.

Nel cast parrebbe confermato anche Val Kilmer, che dopo aver combattuto per due anni contro un brutto cancro alla gola, è apparso per la prima volta davanti ai fotografi incredibilmente consumato dalla malattia. Unica nota dolente di Top Gun 2, l’assenza di Kelly McGillis, la quale ha dichiarato in una recente intervista che la produzione non l’ha mai contattata per il film e che tutto sommato se lo aspettava: “Sono anziana e grassa, ho un look che rispecchia perfettamente la mia età e questo non è ciò che chiede questo mondo”. L’attrice ha oggi 62 anni e vive lontana dai riflettori ormai da molto tempo, dando priorità alla famiglia e alla volontà di essere un “genitore sobrio”, senza mai abbandonare la recitazione.

Dopo aver letto la sua intervista ho provato un certo orgoglio femminile e contemporaneamente non ho potuto far a meno di pensare a quanto sia spietata la macchina dello show business, specialmente quella americana. Mi è subito venuto in mente che nello stesso anno in cui uscì Top Gun, un altro film cult segnò profondamente quegli anni di libertà sessuale e espressiva e che, tra l’altro, posso definire uno dei miei film preferiti: 9 settimane e ½.

La pellicola lancia definitivamente nel mondo delle star hollywoodiane la splendida e statuaria Kim Basinger (con il suo strip tease riusciva a far resuscitare i morti e procurava infarti ai vivi) e un tenebroso e sensuale Mickey Rourke, oggetto di fantasie erotiche diffuse e assai spinte un po’ in tutto il mondo emerso e pure altrove. Proprio quest’ultimo ha subìto negli anni un cambiamento d’immagine talmente radicale che il confronto con l’uomo d’affari fascinosamente perverso del film farebbe quasi ridere, se non fosse così inquietante. Un po’ per via della vita dissoluta e un po’ per colpa della boxe che pratica costantemente, il Mickey Rourke degli anni 80 ha lasciato il posto ad un energumeno più o meno deforme, che nonostante tutto e da ottimo attore qual è, ha mantenuto la propria credibilità vincendo persino un Golden Globe (The Wrestler 2008, miglior attore).

Però, e c’è un però, lui è un uomo. Badate bene, non c’è nessun pregiudizio in ciò che sto per dire e nessun rigurgito di femminismo, solo un’amara constatazione dei fatti. Nella grande e sfolgorante macchina hollywoodiana e in generale in tutto lo show business americano, le attrici donne hanno il preciso obbligo di conservare un’immagine quanto più somigliante a quella della ventenne di quando hanno iniziato. A parte qualche caso eclatante come “Sua Maestà” Meryl Streep, Judi Dench, Susan Sarandon e poche altre alle quali è permesso di apparire non esattamente di primo pelo e anzi hanno fatto delle rughe un vanto, per le altre l’unica via è quella del chirurgo estetico che insieme allo psicanalista diventa parte integrante della famiglia, un parente stretto al quale è generosamente devoluta (dilazionata in più sedute) tutta la copiosa eredità dell’attrice in questione.

Il risultato di tale spasmodica ricerca dell’eterna giovinezza è una vasta gamma di facce tutte uguali, di zigomi abbarbicati su guance scarne, di labbra in perenne modalità herpes diffusa, di occhi talmente deformati da aver perso qualsiasi profondità. Un caso emblematico è quello di Meg Ryan, regina delle commedie romantiche anni 90. Il grazioso viso pulito e angelico di Sally nel film Harry ti presento Sally è solo un lontano e triste ricordo: oggi, a 57 anni, l’attrice appare irriconoscibile, letteralmente deformata dal botox.

E qui sta il paradosso: a volte la chirurgia estetica stravolge talmente tanto i loro lineamenti, che rischia di pregiudicare quella stessa carriera per la quale hanno deciso di ricorrervi. Insomma, sebbene quel “look che rispetta perfettamente l’età” di cui parlava Kelly McGillis nella sua intervista, non sia concesso ad una donna che in passato è stata un sex symbol, tentare di imbalsamarsi come Tutankamon non sempre risulta essere poi così produttivo. Per gli attori uomini è tutto molto più semplice, l’età non rappresenta un problema per la carriera, semmai una nuova opportunità.

Ciò è abbastanza evidente proprio in Top Gun: Maverick . All’attore Val Kilmer è stato concesso di ricoprire lo stesso ruolo che lo rese celebre nel Top Gun dell’’86, nonostante l’evidente trasformazione fisica subìta a causa della malattia. Mentre, con tutta probabilità, Kelly McGillis col suo look da perfetta sessantaduenne sarebbe stata esteticamente incompatibile col “semprefigo” Tom /Maverick. Il ruolo femminile è stato perciò affidato ad una bella e brava Jennifer Connelly, c’è da dire non giovanissima, ma certamente più in sintonia con l’ideale di donna desiderabile e moderna che fa perdere nuovamente la testa al pilota più famoso del cinema.

Per fortuna, donne forti e vere come la McGillis hanno la capacità di trasformare ciò che per molte significherebbe sconfitta, in una vittoria. La vittoria del reale sulla finzione, del concreto sull’effimero e della libertà di non doversi nascondere dietro una faccia di plastica che soffoca qualsiasi emozione genuina. La giovinezza non è eterna, ma la vera bellezza sì.

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