I governatori leghisti di Lombardia e Veneto si dicono “profondamente feriti” dalle parole del premier Giuseppe Conte, e pur dicendo di restare disponibili al dialogo, minacciano di non firmare l’intesa sull’Autonomia. Alla lettera aperta del presidente del Consiglio ai cittadini del Nord, nella quale si rivendicava il percorso condiviso con il Carroccio, Attilio Fontana e Luca Zaia hanno replicato con un’altra lettera. E, dopo le critiche e le accuse dei giorni scorsi, hanno detto di essere pronti a tirarsi indietro: “Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai”, hanno scritto. E soprattutto: “Il premier deve essere garante della Costituzione”. In serata, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che Conte “ha preso atto della lettera” e “soprattutto ha registrato un cambio di toni, che prelude a una corretta interlocuzione istituzionale”. Insomma, per il premier la nota positiva è che i due presidenti sono rientrati in una “dinamica ufficiale” e, invece di usare i quotidiani come interlocutori, si sono rivolti direttamente a lui. La tensione rimane comunque molto alta, anche se però, per il momento, al grido dei governatori del Carrocccio non si è unito nessuno dei dirigenti della Lega. Tace Matteo Salvini e tacciono i vertici nazionali, che invece preferiscono riaprire il capitolo Tav e rilanciare la necessità di andare avanti con le Grandi opere. Per ora, sul fronte Autonomia, Zaia e Fontana vengono lasciati soli a scontrarsi apertamente con il premier.

Per il dossier, stando alle promesse, la prossima settimana potrebbe essere significativa. Secondo il calendario, saranno martedì 22 luglio al pomeriggio i due incontri, forse decisivi, a Palazzo Chigi. Conte, infatti, avrà due riunioni ristrette consecutive: la prima per il fare il punto sui beni culturali e le soprintendenze con il ministro della Cultura Alberto Bonisoli e il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani; la seconda verterà invece sulle risorse economiche e al tavolo vedrà, oltre a Conte e Stefani, i tecnici del Mef. Secondo alcune indiscrezioni, si tratterebbe di alcuni passaggi necessari prima di portare il testo in consiglio dei ministri.

La lettera di Zaia e Conte è stata pubblica nel pomeriggio e dopo che il premier aveva scelto di inviare la sua epistola al Corriere della sera. “Ci sentiamo tutti”, è l’esordio della lettera, “profondamente feriti quando leggiamo le sue esternazioni, Presidente Conte, soprattutto dopo colloqui diretti durante i quali – ricorderà benissimo – abbiamo più volte sottolineato che non si chiedono più risorse, ma semplicemente la possibilità di spendere in autonomia quelle che ci sono già assegnate”. Quanto chiesto da Lombardia e Veneto (oltre che Emilia-Romagna), hanno continuato, è “perfettamente in linea” con la Costituzione. “Chi afferma il contrario, o non conosce la Carta, o vuole evidentemente modificarne il testo vigente. Avremmo voluto che il presidente del Consiglio fosse davvero il garante della Costituzione vigente, denunciando le false notizie diffuse con malizia e cattiva fede da chi evidentemente la Carta l’ha letta soltanto sul Bignami”.

Fontana e Zaia, hanno anche detto che non firmeranno l’intesa sull’autonomia “se si continua con una farsa. Noi restiamo aperti al dialogo con Lei, presidente Conte, e pronti a cambiare opinione se il testo delle intese sarà capace di rispondere alle esigenze della vita vera che abbiamo provato a descrivere. Ma se si continua con una farsa, come accaduto finora, è evidente che non firmeremo nulla“. E, hanno continuato: “Nessuno vuole aggredire l’unità nazionale, nessuno vuole secessioni. Lei sa bene quanti e quali Ministri si sono impegnati in questa irresponsabile gara a spararla più grossa”.

Quello che chiedono è, in pratica, indipendenza nell’uso della risorse: “La Costituzione permette di poter realizzare una autonomia ‘differenziata’ proprio perché riconosce le diversità che ci sono fra zone del Paese. E noi riconosciamo la necessità di avere fondi perequativi garantiti dallo Stato per mantenere ovunque livelli essenziali delle diverse prestazioni”. Quindi, hanno scritto, “chiediamo soltanto di poter spendere in autonomia le risorse a noi assegnate. Peraltro, da sempre ci facciamo carico delle esigenze dell’intero Paese e ora chiediamo che il Paese si faccia carico delle nostre”. E fra le esigenze hanno citato l’assunzione di medici e insegnanti. “Le nostre Regioni sono in equilibrio finanziario nel comparto della sanità e chiedono che sia possibile assumere subito i medici che servono” e “i nostri studenti ogni anno assistono alla sarabanda degli insegnanti. Con l’autonomia chiediamo di avere la possibilità vera di poter programmare senza cambiare i programmi di insegnamento”.

Intanto alle preoccupazioni di Lombardia e Veneto si è unito anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti:  “Caro presidente Conte”, ha scritto il governatore di Forza Italia in serata, “non condanni all’isolamento il Nord con i no del Movimento 5 stelle, quelli sì che sono a esclusivo uso politico e mediatico! Le preoccupazioni dei governatori di Lombardia e Veneto e dei loro abitanti sono legittime e noi come Regione Liguria ci uniamo a loro perché temiamo la decrescita infelice a cui le politiche dei grillini ci stanno condannando”. Toti ha chiesto di poter vedere Conte al più presto: “Per questo chiediamo che ci sia un incontro al più presto a Roma tra lei e le Regioni coinvolte nel percorso di Autonomia, compresa la Liguria. Il nostro obiettivo infatti resta quello di portare risultati concreti e non qualche voto in più”.

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