Sono risultati idonei al concorso bandito nel 2011 per il reclutamento di 400 vice ispettori del Corpo Forestale dello Stato, superando nel giro di tre anni diverse prove. A sbarrare la strada per l’assunzione a questi 507 candidati idonei ci sono stati prima il decreto legislativo del 2016, opera del Governo Renzi, che sancisce lo scioglimento del Corpo Forestale e l’assorbimento nell’Arma dei Carabinieri che tuttora tanto fa discutere; poi la non applicazione della Legge D’Alia, in virtù della quale prima di indire un nuovo concorso è necessario verificare che non vi siano idonei con le stesse competenze in graduatoria e ancora in attesa di scorrimento. Scorrimento che i candidati hanno atteso invano, nonostante interrogazioni parlamentari e interpellanze perché per l’Arma dei carabinieri valgono altre regole. Quelle dell’ordinamento militare. Il risultato è che quella graduatoria è ancora vigente, ma scadrà il 30 settembre 2019 e per risolvere la questione serve una risposta politicaIlfattoquotidiano.it ha chiesto al ministero della Difesa quale fosse la posizione del dicastero a riguardo. Ad oggi non è arrivata alcuna risposta.

LA BATTAGLIA DEL COMITATO – A portare avanti la battaglia di questi oltre 500 candidati è il Comitato pro scorrimento idonei della graduatoria. “Sono previste 250mila assunzioni nelle pubbliche amministrazioni – spiega a ilfattoquotidiano.it Stefano Altomare, vicepresidente del Comitato – e la legge di Bilancio 2019 ha deliberato, per il quadriennio 2019/2023, il reclutamento straordinario di 7.600 uomini tra polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e vigili del fuoco da effettuarsi, principalmente, tramite scorrimento delle graduatorie, senza neppure tenere in considerazione questa. L’unica estromessa”.

IL CONCORSO PER 400 VICE ISPETTORI – La graduatoria del concorso in questione è stata pubblicata a luglio 2014, tre anni dopo il bando. I 507 idonei hanno concluso positivamente la prova preselettiva, quella di efficienza psico-fisica-attitudinale, la prova scritta e quella orale. Fino ad allora il Corpo Forestale dello Stato aveva sempre assunto nel corso degli anni tutti gli idonei presenti nelle varie graduatorie. A cambiare le carte in tavola è stata l’approvazione del decreto legislativo 177/2016 che, però, stabiliva anche che l’Arma succede al Corpo Forestale “nella totalità dei rapporti giuridici attivi e passivi, comprese funzioni, compiti e attività”. Nessuna disposizione transitoria riguardo gli scorrimenti delle graduatorie. “Nessuna norma – sottolinea Altomare – che permetta all’amministrazione di limitare la vigenza delle graduatorie, derogando la legge vigente”. E la legge in vigore è la 125/2013, meglio nota come Legge D’Alia, che sancisce un principio in virtù del quale gli idonei avrebbero dovuto sentirsi come in una botte di ferro: per le amministrazioni centrali, l’avvio di nuove procedure concorsuali “è subordinato alla verifica dell’assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1 gennaio 2017, quando queste comprendono personale con caratteristiche sovrapponibili a quelle di chi si vuole reclutare”.

NESSUNO SCORRIMENTO, MA L’ARMA EMANA TRE BANDI – Lo scorrimento tanto atteso non c’è stato e, nel frattempo, l’Arma dei carabinieri ha emanato tre bandi (novembre 2016, febbraio 2018 e gennaio 2019) per arruolare rispettivamente 546, 536 e altri 536 marescialli nel ruolo di ispettori. “Identico profilo – sottolinea Stefano Altomare – del ruolo di Ispettore del Corpo Forestale dello Stato”. I due bandi più recenti, tra l’altro, prevedono la formazione di parte dei vincitori nell’ambito della tutela ambientale, agroalimentare e forestale. “Se l’Arma dei carabinieri succede al Corpo Forestale dello Stato nella totalità dei rapporti giuridici attivi e passivi, assorbendone anche il personale e dotando del grado di maresciallo i vincitori del concorso per 400 ispettori del Corpo Forestale dello Stato – aggiunge il comitato – non si vede perché poi non debba succedere al disciolto Corpo anche nello scorrimento della graduatoria, ai sensi della Legge D’Alia”.

LA LEGGE E IL CODICE MILITARE – Per l’Arma dei Carabinieri, come ribadito anche in una risposta del sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia, a una interpellanza sul caso, fa testo il Codice dell’Ordinamento militare in vigore dal 2010, secondo cui l’Arma ha la facoltà di far valere le graduatorie non oltre i 18 mesi. Il Comitato pro scorrimento sottolinea, però, che la legge D’Alia è posteriore all’ordinamento militare e che include le amministrazioni soggette a limitazione delle assunzioni, come l’Arma dei carabinieri. “La disciplina specifica di settore ha prevalenza solo per i comparti di scuola e alta formazione e specializzazione artistica e musicale” ricorda Altomare. Per il comitato la prova di ciò è negli scorrimenti effettuati da altre Forze dell’Ordine e dalla stessa Arma dei carabinieri. Anche le altre Forze armate e le altre amministrazioni dello Stato hanno ordinamenti specifici di settore che prevedono un termine breve della vigenza delle graduatorie “eppure – continua – soggiacciono allo scorrimento delle proprie graduatorie, anche vecchie di 8, 9, 10 e 11 anni, così come previsto dalle leggi vigenti, prima di bandire nuovi concorsi per profili professionali analoghi”. D’altro canto la legge del 2013 aveva proprio l’obiettivo di evitare di bandire nuovi concorsi, con spreco di denaro pubblico, quando si ha personale già selezionato. Finora i Tribunali amministrativi regionali chiamati a sentenziare su alcuni casi, hanno dato ragione all’Arma e, alcuni idonei, si sono rivolti al Consiglio di Stato.

LE ALTERNATIVE – Nel frattempo, però, il Comitato propone di andare oltre l’inghippo tra legge e ordinamento. “Se non si vuole far scorrere nell’Arma dei Carabinieri – spiega Stefano Altomare – si potrebbe seguire la strada tracciata dalla legge 350/2003, richiamata dalla legge di conversione del Decreto legge 101/2013, che permetterebbe ad altre amministrazioni, quali polizia di Stato, guardia di finanza, polizia penitenziaria o altre ancora di attingere dalla graduatoria dei 400 ispettori del Corpo Forestale dello Stato, previo accordo con l’amministrazione di appartenenza”. Una risposta, in tal senso, non può che arrivare dalla politica e da una volontà di superare gli ostacoli burocratici, per risolvere una situazione evidentemente paradossale.

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